PESTICIDI E DISERBANTI, NEMICI DELL'AMBIENTE E DELLA SALUTE.

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PESTICIDI  E
DISERBANTI,  NEMICI  DELL'AMBIENTE
E  DELLA  SALUTE

Le api stanno scomparendo. A partire dalla fine degli anni '90, molti apicoltori
(soprattutto in Europa e Nord America) hanno iniziato a segnalare un'anomala
diminuzione nelle colonie di api. Il fenomeno ha riguardato principalmente i
Paesi dell'Europa centrale e meridionale. Sia le api domestiche che quelle
selvatiche rivestono un ruolo fondamentale per la produzione di cibo. Anche
altri insetti, come bombi, farfalle e mosche, danno il loro contributo al
processo naturale di impollinazione. Senza gli insetti impollinatori, molti
esseri umani e animali avrebbero difficoltà a trovare il cibo di cui hanno
bisogno per la loro alimentazione e sopravvivenza. Fino al 35% della produzione
di cibo a livello globale dipende dal servizio di impollinazione naturale
offerto da questi insetti. Delle 100 colture da cui dipende il 90% della
produzione mondiale di cibo, 71 sono legate al lavoro di impollinazione delle
api. Solo in Europa, ben 4000 diverse colture crescono grazie alle api. Se gli
insetti impollinatori continueranno a diminuire come sta succedendo da anni,
molti alimenti potrebbero non arrivare più sulle nostre tavole.

Le api e gli altri insetti impollinatori hanno un valore e un ruolo essenziali
nell'equilibrio degli ecosistemi. Fino al 90% delle piante selvatiche e un
terzo del cibo che mangiamo dipendono dal servizio di impollinazione offerto da
api e altri insetti.

Se le api scomparissero, le conseguenze per la produzione e l'approvvigionamento
di cibo sarebbero devastanti. 71 delle 100 colture più importanti a livello
globale sono impollinate dalle api. In particolare, la produzione di pomodori,
mele, fragole e mandorle subirebbe un vero e proprio tracollo senza api. Il
servizio di impollinazione naturale offerto dalle api vale ogni anno circa 265
miliardi di euro. Anche dal punto di vista economico, quindi, esiste tutto
l'interesse a difenderle.

La più grande minaccia per le api arriva dai pesticidi chimici utilizzati nelle
coltivazioni di stampo industriale. Sono stati individuati diversi pesticidi
con effetti letali sulle api ,a partire dai pericolosissimi neonicotinoidi.
Queste sostanze chimiche altamente nocive attaccano il sistema nervoso centrale
delle api e degli altri insetti impollinatori attraverso il nettare e il
polline delle piante trattate, e anche attraverso la polvere rilasciata durante
le operazioni di semina.

La moria delle api viene ricondotta anche all'espandersi delle monocolture, che mettono a rischio la biodiversità e
distruggono gli ecosistemi naturali. La disponibilità di piante differenti e
quindi di una dieta variata, basata su tipi diversi di fiori, è essenziale per
la sopravvivenza delle api. L'Unione Internazionale per la Conservazione della
Natura (IUCN) stima che in poche decine di anni più di 20mila piante da fiore
scompariranno. A differenza delle api domestiche che vengono almeno in parte
accudite dagli apicoltori, le api selvatiche hanno bisogno di habitat
incontaminati per poter costruire le loro colonie. Purtroppo, però, le aree
incontaminate sono sempre più rare.

La prima cosa da fare è vietare l'uso dei pesticidi killer delle api. Il 24 maggio
la Commissione Europea ha adottato un bando temporaneo per vietare i
neonicotinoidi Imidacloprid e Clothianidin (prodotti dall'azienda agro-chimica
Bayer) e Thiamethoxan (di Syngenta), pesticidi che, come è stato dimostrato
scientificamente, sono altamente nocivi per le api. Un bando parziale di queste
sostanze era già attivo da prima in Italia, Francia, Germania e Slovenia, e
nessun effetto negativo sulla produzione agricola è stato registrato in questi
Paesi. Rimuovere questi tre pesticidi dal mercato è stato un primo e
fondamentale passo da fare per salvare le api.

Bisogna anche favorire la presenza di siepi, piante e fiori selvatici, e permettere una naturale continuità tra habitat diversi. Ma
tutto questo non servirà a molto se i pesticidi-killer continueranno a essere
immessi in ambiente. Per fortuna l'agricoltura biologica, che non fa uso di
pesticidi chimici, è in espansione in molti Paesi. A differenza
dell'agricoltura convenzionale, il controllo delle piante infestanti viene
fatto con metodi meccanici e si favorisce la biodiversità. La rotazione delle
colture (al fine di contrastare la diffusione dei parassiti) è un altro
strumento a disposizione degli agricoltori che non nuoce in alcun modo alle
api. Anche la presenza di parchi naturali e giardini dove vengono piantate
specie autoctone rappresenta un vantaggio per le api, a patto che non siano
utilizzati pesticidi e venga favorita la diversità di specie vegetali.

Il diserbante che forse abbiamo sentito di sfuggita ma che quasi non conosciamo è il glifosato  ancor meno siamo al corrente della sua
tossicità.

L'erbicida a base di glifosato, più utilizzato al mondo è il Roundup prodotto dalla multinazionale
Monsanto.

L' Environmental Protection Agency (EPA) ha stimato negli Usa un impiego di ben 750.000.000 kilogrammi di
glifosato nell'annata 2006/2007.

In Italia è difficile reperire dei dati ma dall' ARPAV, ad esempio, sappiamo che nel 2007 nella sola
provincia di Treviso sono stati impiegati 55.000 kilogrammi di "Glifosato" ed
8.000 kilogrammi di "Ammonio-Glufosinato ".

L "Ammonio-Glufosinato" è stato recentemente messo al bando dalla Comunità Europea perché classificato
CMR (C=carcinonogenic; M=mutagenic; R = classified as Toxic for reproduction).

La Commissione Europea ha invece deciso di posticipare di tre anni (al 2015), la revisione decennale delle verifiche
sulla sicurezza del glifosato e di altre 38 sostanze chimiche prevista per il
2012.

Il glifosato viene presentato dalla Monsanto come
"Ecologico" e "Biodegradabile".

L'Alta Corte Francese ha stabilito che il gigante agrochimico USA non aveva detto la verità circa la
sicurezza del suo diserbante più venduto, il Roundup ed ha confermato una
precedente sentenza che condannava la Monsanto per aver falsamente pubblicizzato
il suo erbicida come "biodegradabile" e per aver sostenuto che il suo
diserbante "lascia il terreno pulito."

Secondo il Dr. Don Huber,
esperto nel settore scientifico, che da 35 anni si occupa della tossicità degli
alimenti OGM presso la Purdue University, il glifosato è in realtà per molti
versi simile al DDT, noto per causare problemi per la riproduzione fra altre
cose.

Il glifosato può accumularsi e persistere nel terreno per anni. Questa è una brutta notizia, perché detto
erbicida non solo distrugge i microrganismi utili nel terreno ed essenziali per
la vita delle piante, ma promuove anche la proliferazione di agenti patogeni
che causano le malattie delle piante.

Dai test effettuati sull'aria e sulle acque piovane nelle aree del Missisippi, Iowa e Indiana negli
Usa, è stata riscontrata la presenza di glifosato con una frequenza che, nei
campioni analizzati, variava dal 60 all' 80%.

Il Dr. Huber ha sottolineato
che è importante comprendere come il glifosato diventi effettivamente sistemico,
per cui trovandosi all'interno dei tessuti della pianta, non può essere
dilavato dalla pioggia.

Quando il vegetale trattato
finisce nel nostro intestino, dove risiede l'80 per cento del sistema
immunitario, altera la microflora presente e abbassa le nostre difese contro le
malattie.

Gli effetti dei diserbanti e dei pesticidi
sulla nostra salute e sull'ambiente

Sono ormai molteplici gli studi internazionali che dimostrano l'importanza
dell'agricoltura biologica in termini di sicurezza alimentare e tutela della
salute umana. I residui dei pesticidi, ma anche dei disseccanti usati lungo le
strade e le ferrovie si ritrovano in circa la metà della frutta e verdura che
ogni giorno consumiamo,  contaminando
l'ambiente, le acque di falda e il territorio e accumulandosi nelle catene
alimentari.

Una recente indagine effettuata dall'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e
la Ricerca Ambientale) ha rilevato nella acque italiane la presenza di ben 131
sostanze chimiche tra cui inquinanti vietati da molto tempo (es. Atrazina) e
disseccanti venduti in passato come biodegradabili, quali il Glifosate. Il
36,6% dei campioni d'acqua analizzati nel nostro paese è contaminato da
pesticidi in quantità superiore ai limiti di legge. L'uso di Agrofarmaci chimici  è sempre più elevato e oggi sono circa 300
quelli di uso abituale in Italia, dove nel 2007 ne sono state distribuite
153.400 tonnellate (oltre il 30% di tutto il consumo europeo), con una media,
secondo i dati ISTAT, di 5,64 Kg per ettaro. Gli effetti negativi esercitati
sull'uomo sono molto complessi, difficili da valutare nel loro insieme e si
manifestano a livelli infinitesimali , come per il Glifosate. Quasi tutte
queste sostanze chimiche rientrano
tra gli "interferenti" o "disturbatori endocrini", molecole che alterano a dosi
molto basse funzioni molto delicate, come quelle ormonali, immunitarie,
metaboliche e riproduttive.

-  Disfunzioni ormonali (specie alla tiroide)

-  Sviluppo puberale precoce

-  Diminuzione della fertilità maschile e riduzione
degli spermatozoi

-  Aumento aborti spontanei (precoci e tardivi)
e gravidanze extrauterine

-  Disturbi autoimmuni

-  Aumento rischio criptorchidismo e ipospadia

-  Diabete ed alcune forme di obesità

-  Elevato rischio di tumori

-  Deficit cognitivi e disturbi comportamentali
(tra cui l'ADHD)

-  Patologie neurodegenerative

La legge consente residui chimici per ogni sostanza ma non prevede la sommatoria
massima dei diversi principi che possono trovarsi negli alimenti. La presenza
nell'organismo umano di differenti residui chimici di sintesi moltiplica  gli effetti negativi che risultano "concause
aggravanti"  di pericolo per la salute
soprattutto nelle popolazioni già esposte ad altre forme di inquinamento
ambientale. Azioni mutagene, teratogene e cancerogene (IARC Lione) sono
correlate all'esposizione professionale a tali sostanze, con aumenti a tumori
cerebrali, alla mammella, al pancreas, ai testicoli, al polmone, sarcomi,
mielomi, linfomi non Hodgkin, questi ultimi correlati da una ricerca svedese al
Glifosate (Hardell – Eriksonn, Cancer, 1999). I rischi sono maggiori se le
esposizioni avvengono durante le prime e cruciali fasi della vita (gravidanza,
allattamento, infanzia e adolescenza)e per le persone più deboli per fisiologia
e sistema immunitario.

Secondo l'OMS l'Italia è il paese al mondo con  la maggior incidenza di tumori dell'infanzia,
con 175 casi all'anno per milione di abitanti
tra 0 e 14 anni di età. Seguono gli Stati Uniti con 158, la Germania con 141 e la Francia con 138.

Uno studio universitario condotto da Greenpeace e GM freeze, riportato da "The
Ecologist", dimostra che il glifosate, ingrediente primo di vari diserbanti e
in particolare del Roundup, (quello di gran lunga più diffuso, sia nelle
colture tradizionali che – in dosi 4 volte maggiori – in quelle geneticamente
modificate) è causa di cancro, malformazioni neonatali, squilibri ormonali e
malattie neurologiche quali il Parkinson. Risultati uguali o simili sono stati
ottenuti con numerosi altri studi (un esempio fra tanti: quello dell'Università
di Saskatchewan, Canada). Poiché in tutto il mondo viene fatto un uso massiccio
di glifosate (non solo in agricoltura, ma anche nei parchi pubblici e luoghi
residenziali, come avviene in Italia senza che sia adottata la minima misura di
precauzione!) gli studiosi ne hanno chiesto il ritiro dal mercato, denunciando
anche l'effetto gravissimo e prolungato che il glifosate ha sull'ambiente, con
la creazione di piante "resistenti" ad esso.

Più di 20 specie di infestanti naturali, dette "superweeds" (e oggi oggetto di
grande allarme) hanno reso incontrollabili, specie in Brasile, Argentina e US,
quasi 6 milioni di ettari di coltivazioni, e indotto le aziende chimiche a
produrre diserbanti sempre più tossici. La notizia non è del tutto nuova. La
regolamentazione dei pesticidi è fondata attualmente su una classificazione
della tossicità derivante principalmente dal test Ld50 (Dose letale 50). I test
su animali, tuttavia, non sono in grado di identificare la risposta umana a tali
sostanze. E' noto che i roditori reagiscono diversamente ai pesticidi, avendo,
ad esempio, maggiore capacità di neutralizzare gli effetti nocivi degli
organofosfati (lo dimostra anche il fatto che, in modo opposto, vengono
reclamizzati dei rodenticidi "innocui per l'uomo" da chi vende prodotti per la
disinfestazione). Per giungere ad una corretta valutazione di tossicità occorre
modificare la classificazione dei pesticidi stilata dall'OMS in base alle
reazioni dei roditori considerando esclusivamente i dati umani a disposizione.
Questa conclusione ci giunge da un team di ricercatori internazionali, dopo
aver monitorato, tra il 2002 e il 2008, la degenza di 9.302 srilankesi che
hanno tentato di suicidarsi ingerendo un pesticida. Tale studio ha rilevato il
tasso di letalità di molte sostanze di uso comune nonché evidenziato le
notevoli difformità tra le classificazioni OMS e gli effetti sull'uomo.

 

- Personalmente, credo che occorra esercitare pressione sulle nostre amministrazioni, a cominciare dall'amministrazione comunale di Corinaldo, fino a provincia, regione, stato, affinchè venga bandito l'uso degli erbicidi e dei pesticidi da parte delle pubbliche amministrazioni e fare in modo di sensibilizzare coltivatori e privati cittadini sui danni (ben maggiori dei benefici) derivanti dai prodotti chimici disinfestanti.

Enea Bartolini.

Il solare costa meno del nucleare

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Categoria: Energie rinnovabili
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solar-nuclear graph

Il sorpasso al prezzo di 0,16 dollari a chilowattora. L'energia atomica costerà sempre di più.

NEW YORK - Oggi negli Stati Uniti la produzione di energia solare costa meno di quella nucleare. Lo afferma un articolo pubblicato il 26 luglio sul New York Times, che riprende uno studio di John Blackburn, docente di economia della Duke University.

Se si confrontano i prezzi attuali del fotovoltaico con quelli delle future centrali previste nel Nord Carolina, il vantaggio del solare è evidente, afferma Blackburn. «Il solare fotovoltaico ha raggiunto le altre alternative a basso costo rispetto al nucleare», afferma Blackburn, nel suo articolo Solar and Nuclear Costs - The Historic Crossover, pubblicato sul sito dell’ateneo. «Il sorpasso è avvenuto da quando il solare costa meno di 16 centesimi di dollaro a kilowattora» (12,3 centesimi di euro/kWh). Senza contare che il nucleare necessita di pesanti investimenti pubblici e il trasferimento del rischio finanziario sulle spalle dei consumatori di energia e dei cittadini che pagano le tasse.

COSTI FOTOVOLTAICO IN DISCESA - Secondo lo studio di Blackburn negli ultimi otto anni il costo del fotovoltaico è sempre diminuito, mentre quello di un singolo reattore nucleare è passato da 3 miliardi di dollari nel 2002 a dieci nel 2010. In un precedente studio Blackburn aveva dimostrato che se solare e eolico lavorano in tandem possono tranquillamente far fronte alle esigenze energetiche di uno Stato come il Nord Carolina senza le interruzioni di erogazione dovute all’instabilità di queste fonti. I costi dell'energia fotovoltaica, alle luce degli attuali investimenti e dei progressi della tecnologia, si ridurrà ulteriormente nei prossimi dieci anni.

COSTI NUCLEARE IN CRESCITA - Mentre, al contrario, i nuovi problemi sorti e l'aumento dei costi dei progetti hanno già portato alla cancellazione o al ritardo nei tempi di consegna del 90% delle centrali nucleari negli Stati Uniti, spiega Mark Cooper, analista economico dell'Istituto di energia e ambiente della facoltà di legge dell'Università del Vermont. I costi di produzione di una centrale nucleare sono regolarmente aumentati e le stime sono costantemente in crescita.

1.8 million Europeans Demand the Right to Water and Sanitation

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Categoria: Acqua pubblica
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european-water-movementComunicato stampa diramato in Europa dal Movimento Europeo dell'Acqua

Brussels, 10 december 2013.

Today on Human Rights Day, the European Water Movement welcomes the submission of 1.8 million signatures to the European Commission, demanding it to “implement the human right to water and sanitation”.

"Right2water" is the first successful European Citizens’ Initiative (ECI). The ECI is a tool which can serve to put an issue on the European agenda, by collecting over 1 million signatures from over seven different Member States.

According to the World Health Organization, 780 million people still lack access to drinking water, including in Europe. Globally over 2 billion people do not have access to adequate sanitation. The European Environmental Agency stated in 2012 that more than 50% of the rural population in 10 EU countries have no access to improved water or sanitation. This has a direct impact on their health and it is a violation of their human rights.

This ECI is a demand for Europe to commit to the human right to water and sanitation. It is a clear signal from citizens asking the European Commission to change its mind-set from a market-based approach with a focus on competition to a rights-based approach with a focus on participative public service. It asks for the aim to achieve universal and global access to water and sanitation and to safeguard our water resources for future generations.

Today, on Human Rights Day, we think this is a big step towards bringing the realisation of the right to water and sanitation closer to all the people whose rights are not fulfilled yet, as well as a big step in defence of those who see their rights threatened by corporate interests and austerity measures. We expect the European Commission to answer on how and what it will do to achieve these demands in the next three months.

European Water Movement

Aquattac, Berliner Wasserstich, Centro di Volontario Internazionale, Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’Acqua, Coordination Eau Île-de-France, Eau Bien Commun PACA, Ecologistas En Acción, European Federation of Public Service Unions, Food & Water Europe, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Fondation France Libertés, Institut Européen de Recherche sur la Politique de l’Eau, Plataforma Contra la Privatización del Canal de Isabel II, Re:Common, Red Agua Publica, Rete Della Conoscenza, Save Greek Water, Transnational Institute, Wasser in Bürgerhand, Xarxa per una Nova Cultura de l’Aigua.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ICE sull'acqua - Ok del Ministero alle firme italiane

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Categoria: Acqua pubblica
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Water ITRoma, 10 dicembre 2013

Stamane il Ministero dell’Interno ha comunicato che le firme raccolte nel nostro Paese per l’Iniziativa dei Cittadini Europei per l’acqua pubblica sono state dichiarate valide nella percentuale del 96,65% di quelle presentate tre mesi fa, 65.223, ben al di sopra della soglia delle 54.750 firme fissata per l’Italia.

L'ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei) è uno strumento che permette ai cittadini, raccogliendo almeno 1 milione di firme in 7 stati membri, di prendere direttamente parte all’elaborazione delle politiche dell’Ue invitando la Commissione a presentare una proposta legislativa. L'ICE per l'Acqua diritto umano, la prima a concludere il suo iter di presentazione, è stata presentato in Italia da Forum Italiano dei movimenti per l’Acqua e Fp Cgil.
Il nostro Paese contribuisce alla validità delle firme raccolte in Europa, più di 1 milione e 600.000 negli 11 Paesi che hanno superato la soglia di validità (Spagna, Italia, Lussemburgo, Belgio, Olanda, Germania, Slovacchia, Slovenia, Grecia, Lituania e Finlandia).
Sempre oggi una delegazione di Fp-Cgil e Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua ha incontrato a Roma la rappresentanza in Italia della Commissione Europea, nella persona del suo vicedirettore Emilio Dalmonte, mentre nei dintorni della stessa sede si è svolta un’iniziativa di sensibilizzazione dei cittadini sul valore dell’ICE per l’acqua pubblica”.
Nell’esprimere la nostra soddisfazione per questo primo risultato, chiediamo che la Commissione Europea si pronunci positivamente sulle 3 questioni poste dall’Ice:

  • che l’accesso all’acqua potabile sia considerato un diritto umano universale in tutta Europa,
  • che il servizio idrico non possa essere privatizzato e
  • che questi due principi vengano assunti dall’Unione Europea nelle discussioni relative alla definizione dei trattati internazionali.

 

Forum Italiano Movimenti per L’Acqua – Fp Cgil

 

 

 

 

 

 

 

Nascita dell'Intergruppo parlamentare "AcquaBeneComune"

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COMUNICATO STAMPA Acqua Bene Comune

12 Giugno 2013

A due anni esatti dai referendum del giugno 2011 questa mattina in Piazza Montecitorio è nato su invito del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua l'intergruppo parlamentare per l'Acqua Bene Comune. Hanno aderito tutti i parlamentari di Movimento 5 Stelle e Sel oltre ad una ventina di appartenenti al Pd e ad un deputato di Scelta Civica.

La finalità dell'intergruppo è quella di avviare un percorso legislativo per la ripubblicizzazione del servizio idrico a partire dall'aggiornamento e la riproposizione della Legge di Iniziativa Popolare presentata nel 2007 dal Forum. Altri obiettivi a breve termine quelli di contrastare la tariffa truffa elaborata dall'Aeeg in completo contrasto con i risultati referendari e quello di tutelare il diritto all'acqua dei cittadini contrastando la pratica degli stacchi all'erogazione.

In allegato i nomi dei parlamentari aderenti all'Intergruppo e il documento sottoscritto da agnuno.

 

 

 

 

 

 

 

 

La delibera che dovrebbe applicare i referendum è una truffa

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logo-Obbedienza-civileProcede il lavoro dell'Autority AEEG sulla regolamentazione del mercato dell'acqua con la delibera 273/2013/R/IDR. Di seguito il comunicato stampa con i commenti e la posizione del forum "acquabenecomune". Buona lettura

Roma, 28 Giugno 2013

Il 25 giugno l'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas ha approvato l'ennesimo provvedimento che elude palesemente l'esito dei referendum del 2011 e che conferma l'atteggiamento di spregio alla volontà popolare tenuto fino ad oggi da parte dell'Autorithy.

L'AEEG doveva deliberare sulle modalità di restituzione ai cittadini della “remunerazione del capitale investo” illegittimamente percepito dai gestori nel periodo compreso tra luglio 2011 e la fine di quell'anno. L'AEEG ha costruito un metodo che garantirà ai gestori un esborso minimo assai minore di quanto dovuto visto che saranno detratti gli oneri finanziari, quelli fiscali e gli accantonamenti per la svalutazione crediti.

Questa metodologia smentisce in primis quanto la Corte costituzionale aveva chiaramente specificato nella sentenza di ammissibilità del quesito, ovvero che qualora il referendum avesse avuto successo “la normativa residua, immediatamente applicabile […], non presenta elementi di contraddittorietà”.

Inoltre l'Authority, paradossalmente, non fa altro che confermare ciò che il Consiglio di Stato aveva messo nero su bianco in un parere pubblicato a fine gennaio scorso, ossia che l'applicazione degli esiti referendari “non sia stata coerente - […] - con il quadro normativo risultante dalla consultazione referendaria". Con tale delibera l'affermazione del Consiglio di Stato, rivolta al passato, torna ad essere di drammatica attualità. Inoltre viene completamente contraddetto quanto il Consiglio di Stato aveva stabilito ossia che l'abrogazione del 7% aveva effetto immediato a partire dal 21 luglio 2011.

Ma l'AEEG riesce a compiere un ulteriore capolavoro: sconfessare il TAR Toscana che nella sentenza di accoglimento del ricorso presentato dal Forum Toscano dei Movimenti per l'Acqua aveva sancito che “il criterio della remunerazione del capitale (...) essendo strettamente connesso all’oggetto del quesito referendario, viene inevitabilmente TRAVOLTO dalla volontà popolare abrogatrice...”.

Di fronte all'ennesima dimostrazione della palese intenzione di non voler rispettare la volontà popolare e mettere in discussione gli esiti del referendum come Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua ribadiamo la nostra richiesta di dimissioni dei vertici dell'Authority.

Luca Faenzi
Ufficio Stampa Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Acqua: al via il procedimento per restituire gli importi indebitamente versati nelle bollette

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Categoria: Acqua pubblica
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AEEGComunicato stampa

La decisione dell’Autorità riferita al periodo dal 21 luglio al 31 dicembre 2011

Milano, 01 febbraio 2013
L'Autorità per l'energia ha approvato uno specifico provvedimento per la definizione dei criteri di calcolo degli importi da restituire agli utenti finali, corrispondenti alla remunerazione del capitale investito e versati nelle bollette dell'acqua nel periodo post referendum,  dal 21 luglio al 31 dicembre 2011.
La decisione (delibera 38/2013/R/idr[1] disponibile sul sito www.autorita.energia.it) arriva all'indomani del parere che l'Autorità stessa aveva richiesto al  Consiglio di Stato sull'esatta decorrenza temporale dei propri poteri in tema di tariffe dell'acqua.
Infatti, nelle consultazioni pubbliche svolte nel corso del 2012,  erano emerse posizioni divergenti sulla titolarità dell'Autorità a intervenire in periodi precedenti all'attribuzione delle funzioni di regolazione dei servizi idrici avvenuta con il  DL 201/11 'Salva-Italia'  nel dicembre 2011[2].
Per individuare la quota parte della tariffa da restituire agli utenti finali con riferimento al periodo compreso fra il 21 luglio e il 31 dicembre 2011,  l'Autorità intende seguire  i criteri già utilizzati per la definizione del c.d. Metodo Tariffario Transitorio che copre il biennio 2012-2013, all'interno del quale già si sono considerati gli effetti del referendum abrogativo. Tali criteri sono anche confermati nel parere 267/13 del Consiglio di Stato quando si afferma che, anche nell'ambito dell'intervento di restituzione debba comunque essere assicurato il rispetto del principio del full cost recovery.

Il provvedimento nel dettaglio

Nello specifico, l'Autorità  fisserà i criteri secondo i quali gli Enti d'Ambito - che hanno determinato le tariffe applicate nel 2011 e dispongono quindi delle informazioni  necessarie- dovranno individuare gli importi corrispondenti alla remunerazione del capitale investito, da restituire ai singoli utenti finali, fermo restando il principio del full cost recovery.
L'Autorità, inoltre, definirà le modalità e gli strumenti operativi con i quali assicurare concretamente la restituzione e le procedure di verifica e approvazione delle determinazioni degli Enti d'Ambito.
L'Ufficio Speciale Tariffe e Qualità dei Servizi Idrici, responsabile del procedimento, potrà  acquisire tutte le informazioni e gli elementi di valutazione ritenuti utili; in caso di rifiuto, omissione o ritardo nel fornire le informazioni richieste senza giustificato motivo, o in caso di  trasmissione di informazioni o documenti non veritieri, l'Autorità potrà esercitare i poteri sanzionatori ad essa attribuiti.
Tutti i soggetti interessati -  e in particolare le associazioni dei consumatori e dei gestori, gli Enti d'Ambito, le Regioni ed gli altri soggetti portatori di interessi collettivi - hanno 30 giorni di tempo dalla pubblicazione della delibera, per presentare eventuali osservazioni.

La richiesta dell'Autorità al Consiglio di Stato

Il 23 ottobre scorso, l'Autorità per l'energia ha  richiesto un parere  al Consiglio di Stato rispetto alla decorrenza temporale delle funzioni di regolazione tariffaria servizi idrici ad essa attribuite. Infatti, nel corso delle consultazioni pubbliche svolte nel corso del 2012 erano emerse posizioni divergenti sulla possibilità che l'Autorità fosse titolata ad intervenire in periodi precedenti al trasferimento delle funzioni di regolazione del settore.
In risposta al quesito, il Consiglio di Stato, sez. II, con parere 25 gennaio 2013 n. 267 -ha affermato che "il D.M. 1° agosto 1996, limitatamente alla parte in cui considera il criterio dell'adeguatezza della remunerazione dell'investimento, ha avuto applicazione nel periodo compreso tra il 21 luglio e il 31 dicembre 2011 in contrasto con gli effetti del referendum del 12 e 13 giugno del 2011. Di tanto l'Autorità - fermo il rispetto del complessivo ed articolato quadro normativo che, sul piano nazionale ed europeo, regolamenta i criteri di calcolo della tariffa, in specie imponendo che si assicuri la copertura dei costi - terrà conto, nell'esercizio dei poteri riconosciuti alla stessa e nello svolgimento dei conseguenti ed autonomi apprezzamenti tecnici, in sede di adozione dei nuovi provvedimenti tariffari."


[1] ''Avvio di procedimento per la restituzione agli utenti finali della componente tariffaria del servizio idrico integrato relativa alla remunerazione del capitale, abrogata in esito al referendum popolare del 12 e 13 giugno 2011, con riferimento al periodo 21 luglio - 31 dicembre 2011 non coperto dal metodo tariffario transitorio".
[2] l'articolo 21, commi 13 e 19, del decreto legge 201/11 ha trasferito all'Autorità "le funzioni di regolazione e controllo dei servizi idrici", precisando che tali funzioni "vengono esercitate con i medesimi poteri attribuiti all'Autorità stessa dalla legge 14 novembre 1995, n. 481" e sopprimendo contestualmente l'Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua.

Acqua: approvati il metodo tariffario

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Categoria: Acqua pubblica
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AEEGCOMUNICATO - Autorità per l’energia elettrica e il gas

Da giugno on line i dati sulla qualità – Avviata istruttoria per la restituzione agli utenti delle quote non dovute per il servizio di depurazione

Milano, 28 dicembre 2012 – L’Autorità per l’energia, dopo un ampio processo di consultazione con i soggetti interessati [1], ha approvato un insieme di provvedimenti di regolazione per il servizio idrico integrato

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Manifestazione/presidio davanti alla SEDE dell’AATO2 Marche

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Categoria: Acqua pubblica
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logo-Obbedienza-civileLa mattina di venerdì 25 Gennaio i Comitati per l’Acqua Bene Comune delle Marche si sono dati appuntamento a Jesi, sotto la sede dell’AATO2 (Autorità di Ambito Territoriale Ottimale), per partecipare alla giornata nazionale contro il nuovo metodo tariffario proposto dall’AEEG (Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas). Una delegazione di attivisti, rappresentanti le varie città del territorio, sono state ascoltate negli uffici dell’AATO2 mentre in strada gli altri membri dei comitati informavano i cittadini tramite volantinaggio.

Le richieste fatte al direttore Massimiliano Cenerini sono state le seguenti:
· Rifiutare, come AATO2 Marche, il nuovo metodo tariffario e di rigettarlo al mittente perché andrebbe ad eliminare totalmente gli esiti del Referendum del 2011; questo a causa della reintroduzione, sotto altro nome, della “remunerazione del capitale investito” e con l’introduzione di maggiori difficoltà per il reperimento dei finanziamenti a sostegno del servizio idrico.
· Richiamare l’attenzione su questa tematica anche degli altri AATO della regione, coordinando un’azione di opposizione a tale metodo.
· Chiedere di poter partecipare come Comitati alla prossima riunione dell’AATO2, dove si discuterà con i sindaci del territorio il nuovo metodo tariffario e quali scelte politiche portare avanti.
· E’ stato infine chiesto di poter incontrare, prima della riunione dell’AATO2, la presidente Marisa Abbondanzieri e di poter confrontarsi con lei sugli stessi temi.

Il direttore ha mostrato la stessa preoccupazione dei comitati per il nuovo metodo tariffario proposto, spiegando che, anche di fronte ad un rifiuto da parte loro, l’AEEG imporrebbe questo nuovo metodo dall’alto. In secondo luogo si è preso la responsabilità di avvisare la presidente dell’urgenza di un incontro con i Comitati e della partecipazione degli stessi alla prossima riunione dell’AATO2. I Comitati per l’Acqua Bene Comune continueranno a vigilare ed attivarsi ogni qualvolta venissero messi in discussione gli esiti referendari, fiduciosi di un incontro con la presidente dell’AATO2 e di un invito ufficiale alla prossima riunione dei sindaci.

Coordinamento Marchigiano Movimenti per l’Acqua

Indirizzo

Associazione Città attiva Corinaldo
Via Madonna del Piano 68
60013 | Corinaldo | Ancona
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