Gestione dei rifiuti nella provincia di Ancona

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Recentemente il tema della gestione dei rifiuti e delle discariche della provincia di Ancona è tornato alla cronaca e diverse persone ci hanno chiesto un parere a riguardo. Alcuni volevano avere notizie sul progetto di ampliamento della discarica di Corinaldo, altri erano preoccupati dell'effetto che potesse avere il mancato ampliamento della discarica di Maiolati sulla discarica di Corinaldo, altri volevano conoscere la posizione dell'associazione sul progetto di ampliamento della Discarica. Con questo post cerchiamo di spiegare il nostro punto di vista.

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Campagna per l'agricoltura contadina: La discussione arriva in parlamento

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cure-al-fruttetoLA CAMPAGNA

La campagna popolare in questo momento è una petizione per una legge. Ciò significa che la prima azione è quella di fare delle richieste precise, poche, ma circostanziate, per porre delle basi legali, oggi inesistenti, per far rinascere la campagna a partire dai suoi contadini e contadine. Ma la petizione non è la meta, non è il fine, non è il punto di arrivo ma rappresenta il punto di partenza. E perché questa campagna possa essere veramente popolare occorre parlarne in tanti, farne parlare e parlarne assieme a tutti coloro che del popolo si considerano parte. I luoghi migliori per l'esercizio della parola saranno gli incontri fisici e personali, quelli che organizzaremo di tanto in tanto in giro per l'Italia e che saranno riportati nelle notizie. Ma anche qui sul sito la discussione può prendere forma scritta.

PRESENTAIONE IN PARLAMENTO DELLE LINEE GUIDA PER UNA LEGGE QUADRO SULLE AGRICOLTURE CONTADINE

Il 10 ottobre 2013 alle 11:30 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati la Campagna Popolare per l'Agricoltura Contadina ha presentato le Linee guida per le agricoltore contadine. All'incontro sono stati invitati tutti i parlamentari componenti le Commissioni agricoltura di Camera e Senato, quindi a tutti i Gruppi parlamentari

L'incontro è così strutturato:

- Introduzione e illustrazione delle Linee guida per una legge quadro sulle agricolture contadine

da parte di esponenti della Campagna popolare per l'agricoltura contadina

- Interventi a sostegno di realtà esterne

- Interventi di parlamentari

- Consegna formale del documento delle Linee guida ai gruppi parlamentari

- Incontro con i giornalisti


Ad intervenire a nostro sostegno sono stati invitati:

- Rete Economia Solidale Italia, Nicolino DiGiano- gruppo di lavoro Nuova agricoltura

- Coordinamento Europeo Via campesina, Andrea Ferrante - Comitato di coordinamento

- Navdanya International, Vandana Shiva

 

APPROFONDIMENTI

Per chi volesse leggere il testo disCusso può scaricare il documento al seguente link: DOCUMENTO

Per ulteriori informazioni e approfondimenti invitiamo a seguire il sito internet http://www.agricolturacontadina.org/ , nello stesso troverete la possibilità di firmare la petizione e di contribuire alla sua modifica ed integrazione.

 

 

 

 

 

 

Petizione: No Agli OGM

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noogmLa nostra associazione sostiene fermamente una posizione contraria all'introduzione dell'utilizzo degli OGM nel nostro Paese. Molte associazioni e istituzioni stanno lavorando per fermare le aziende sementiere. Il loro lavoro sul campo va però sostenuto da tutti i citttadini che la pensano nello stesso modo. Diffondiamo ed invitiamo a diffondere questa petizione oltre che sottoscriverla. Di seguito pubblichiamo alcune informazioni di base su quanto sta avvenendo. 

Potete firmare la petizione al seguente link


No agli OGM, sì alla Clausola di salvaguardia.

 

 

Il Movimento libertario ha annunciato la imminente semina di mais Mon810, dichiarando di aver importato 52mila sacchi di sementi, in grado di coprire una superficie coltivata di 32.000 ettari.

Il patrimonio agroalimentare italiano è unico al mondo per qualità e tipicità.

L’eventuale coltivazione di piante transgeniche in Italia metterebbe seriamente a rischio l’integrità delle produzioni agroalimentari del nostro Paese, la loro unicità nello stretto legame con i territori, nonché gli interessi dei consumatori e degli stessi produttori, che in più occasioni si sono dimostrati contrari all’introduzione di organismi geneticamente modificati.

Numerosi studi hanno già dimostrato che la coesistenza tra colture geneticamente modificate, tradizionali e biologiche è impossibile e che il rischio di contaminazione è molto alto.

L’unico strumento legislativo che può impedire definitivamente la coltivazione di piante transgeniche nel nostro Paese, scongiurando così il pericolo di contaminazione del patrimonio agricolo italiano, è l’applicazione della Clausola di salvaguardia, prevista dalla Direttiva europea 2001/18 e già attivata in numerosi paesi dell’Unione.

Chiediamo pertanto ai Ministri dell’Ambiente, dell’Agricoltura e della Salute di attivarsi con urgenza per salvaguardare l’integrità del settore agroalimentare italiano attraverso l’unica azione legislativa davvero efficace: redigere e notificare alla Commissione europea la Clausola di salvaguardia.

Alla luce della smentita fatta in un secondo momento dallo stesso Movimento circa la quantità di sementi effettivamente stoccata, è necessario accertare con sicurezza l'entità di tale importazione. Chiediamo pertanto che la procura competente acquisisca subito, presso la sede del Movimento libertario, i documenti di acquisto del mais Mon 810.

La normativa comunitaria consenente ad uno stato membro di poter vietare la coltivazione di OGM sul proprio territorio con una procedura che prenda in esame singoli eventi. In presenza di nuovi dati o anche di una semplice rivalutazione dei dati scientifici esistenti uno stato membro puo' intervenire per vietare varietà transgeniche su parte o tutto il propriro territorio. In realtà questa possibilità viene offerta da due strumenti legislativi, sia la direttiva 2001/18 che la direttiva 53/2002 sull'iscrizione di varietà nel registro varietla comunitario. Purtroppo finora l'Italia ha fin qui deeiso di seguire altre strade che sotto il profilo amministrativo presentano molti punti deboli e cio' ha portato la Corte di Giustizia Europea ad intervenire a favore di chi volesse coltivare piante transgeniche. Per questo é necessario che il nostro Paese segua l'esempio di altri paesi che sono riusciti a scongiurare la coltivazione di piante GM mediante l'applicazione della clausola di salvaguardia che li ha posti al riparo da possibili azioni disciplinari da pate della Commissione.

 

 

 

 

“ANCORA 100 PASSI” a Corinaldo

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resistere a mafiopoliLa lotta alla mafia e ancor più l’educazione alla legalità restano temi estremamente attuali, anche nella nostra regione. Con lo spettacolo “Ancora Cento Passi” che andrà in scena mercoledì 13 febbraio alle ore 21,15, presso il Teatro “Carlo Goldoni” di Corinaldo, il gruppo Fuoritempo insieme al gruppo musicale “Le Opportunità e il ragazzo indescrivibile” intendono proporre una serata di IMPEGNO-MUSICA-TEATRO. Attraverso interventi musicali e scene teatrali, lo spettacolo presenta gli ultimi 40 anni di storia della mafia in Italia.  Lo scopo dell'iniziativa è di far comprendere che la lotta alla mafia non passa solamente attraverso la lotta alla criminalità ma che, trattandosi principalmente di un intreccio economico-politico, perché la si possa vincere è necessario creare una cultura antimafia soprattutto tra i cittadini.


Lo spettacolo è arricchito dalla presenza di Giovanni Impastato, fratello del giornalista e politico Peppino Impastato ucciso dalla mafia il 9 maggio del 1978. Crediamo che la vita del giovane Peppino abbia molto da insegnarci: l’impegno sociale e politico, la passione per il risveglio nei giovani della coscienza civile, l’amore per la legalità. E i mezzi di Peppino Impastato erano quelli dei giovani: concerti, cineforum, spettacoli teatrali, giornalismo e naturalmente la radio... la sua Radio Aut.


Ci piace pensare che questa serata possa essere di stimolo per un ritrovato impegno civile di noi tutti. Un impegno fondato sull'informazione e sulla verità.
L’iniziativa è completamente gratuita e realizzata con il patrocinio dell'Amministrazione comunale di Corinaldo e in collaborazione con le associazioni: Mondo Solidale di Corinaldo, Liberamente di Villanova di Montemaggiore al Metauro, ANPI di Fano, Città Attiva di Corinaldo, Arci di Corinaldo, Lupus in Fabula e la Scuola di Pace di Senigalia.


Alla serata “Ancora cento passi” faranno da cornice numerosi incontri con Giovanni Impastato. Mercoledì 13 febbraio alle 11,15 sarà all'Università Politecnica delle Marche e alle 17 a Fano presso la sede dell'ANPI. Giovedì 14 febbraio alle 8,45 Giovanni Impastato incontrerà  gli studenti delle Scuole Medie di Saltara mentre alle 10,30 gli studenti delle Scuole Superiori di Fossombrone. L'appuntamento di Fano e Fossombrone sarà preceduto e arricchito dalla rappresentazione teatrale “Sulla Mafia” di Dacia Maraini interpretata da Paola Ricci.

Produciamo troppa energia

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"Il consumo di elettricità è sceso del 6,7% nel 2009, più del PIL che è sceso del 5,1%. Non si tornerà ai livelli di consumo del 2007 prima del 2020." "Non c'è spazio industriale ne per tornare al nucleare,ne per costruire nuove centrali convenzionali o per rigassificatori." Questo è quanto affermano Andrea Bartolini e Andrea di Stefano nel loro articolo "Produciamo troppa energia" raccontando la situazione a Maggio 2010.eletricity generation source

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No turbogas! Basta con tutte queste porcate!

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Dalle centrali nucleari, a seguire: nuove centrali termoelettriche tipo Turbogas, e connessi rigassificatori, elettrodotti a cielo aperto, lo scandalo dei contributi europei per le energie pulite scippato da chi energia pulita non fa (che finiamo per pagare noi con il 7% delle nostre bollette)… Una lunga serie di boiate energetiche… Basta, grazie.

Il nucleare non è certo un’alternativa valida, restano pericoli di contaminazione, e il probema enorme delle scorie: i paesi intelligenti stanno dismettendo e puntano sulle rinnovabili. Le centrali Turbogas: quelle alimentate con gas derivanti da scarti petroliferi, inquinano molto e in modo assai pericoloso per la salute (vedi caso Falconara); quelle alimentate a gas naturale, come quella che vogliono fare a Corinaldo, sono una opzione migliore in senso tecnologico, ma l’enormità dell’impianto (870 MWe) fa sì che i problemi di inquinamento atmosferico rimangano irrisolti. Inoltre le Turbogas vanno contro gli obbiettivi mondiali ed europei di riduzione del gas a effetto serra poiché il prodotto di uscita dalla combustione è anidride carbonica (oltre ai nocivi CO, NOx, SO2, le polveri sottili PM 2,5 e molti altri inquinanti a seguire). Le Marche non sono un territorio adatto a questi interventi che, come insegna l’incidente di Middletown, non sono neanche esenti da rischio di gravi esplosioni. Solo l’impatto visivo è una pietra tombale per le prospettive di turismo e tipicità di interi distretti amministrativi, mentre il rumore prodotto è una croce sulla qualità della vita delle migliaia di cittadini che vivrebbero a ridosso della centrale.

I rigassificatori, navi che trasportano gas metano liquefatto (a prezzo di un gran dispendio di energia) per poi rigassificarlo off-shore non lontano da grandi centri abitati come quello di Portorecanati, oltre ad essere una potenziale fonte di incidente devastante, vorrebbero essere una riserva di gas da utilizzare in caso di difficoltà di approvigionamento via gasdotto. Ma ciò è solo una illusione, e neanche la ‘ragion di Stato’ è in grado di giustificarli: la dipendenza dal gas dall’estero, è un fatto consolidato e inevitabile per l’Italia, e a nulla valgono i rigassificatori che potrebbero supplire solo per brevi periodi e con prezzi elevati. Infine i rigassificatori inquinano e molto: enormi quantità di ipoclorito di sodio, inquinamento termico, distruzione della vita del mare già solo attraverso l’attività di pompaggio.

No a tutte queste mostruosità!Sì a decisioni democraticamente partecipate, al risparmio energetico, al solare, al geotermico, all’eolico (solo dove non impatta i valori paesaggistici): a progetti razionali dove la salute e l’ambiente vengano al primo e non all’ultimo posto.

Città AttivA Cineribus Orta Combusta Revixi Corinaldo

Incidente Deep Water Horizont

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Incidente Deep Water Horizont

SEI DOMANDE PER CAPIRE IL DISASTRO

“It turns out, by the way, that oil rigs today generally don’t cause spills. They are technologically very advanced.” (Risulta poi, tra l’altro, che oggi le piattaforme petrolifere generalmente non causano sversamenti. Sono tecnologicamente molto avanzate.) Barak Obama – 2 aprile 2010

Dopo tante promesse di “rivoluzione verde” e Green Economy, agli inizi di aprile 2010, Barak Obama ha ridato il via alle esplorazioni petrolifere offshore negli USA, dopo una lunga moratoria. Un pedaggio pagato alle lobby petrolifere per far passare un “Climate Bill” (la legislazione per la riduzione delle emissioni di gas serra) che riduce le emissioni degli USA solo del 4% rispetto al 1990 (anno di riferimento del Protocollo di Kyoto). Obama è stato subito ripagato da BP (che non vuol dire più British Petroleum ma Beyond Petroleum, cioè “Oltre il Petrolio”!) con una marea nera che lascerà il segno. Vediamo di capire come e perché.

1. Un incidente senza precedenti? Falso!
La moratoria alle estrazioni petrolifere offshore negli USA non è cominciata per caso. Nel 1969 esplodeva infatti la piattaforma Santa Barbara (California): in dieci giorni, furono rilasciate in mare 12-13.000 tonnellate di petrolio. Almeno 10.000 uccelli furono uccisi. Dieci anni dopo era la volta della Ixtoc 1, della compagnia di Stato messicana PeMex: 450-480.000 tonnellate di petrolio furono rilasciate in mare nell’arco di oltre 9 mesi, nel Golfo del Messico. E’ il maggior rilascio di petrolio in mare mai registrato, con danni anche negli USA che la PeMex non volle mai pagare. Migliaia di tartarughe marine furono sgomberate con gli aerei dalle spiagge messicane, pesantemente contaminate. Altri pesanti rilasci di petrolio furono causati dalle 30 piattaforme danneggiate o affondate dall’uragano Katrina, nel 2005: proprio in Louisiana.


2. Una tecnologia all’avanguardia? Falso!
La piattaforma Depwater Horizon non è della BP, che l’ha affittata dalla Transocean, alla modica cifra di 500,000 US$ al giorno. Con quella stessa cifra, la BP avrebbe potuto acquistare, e utilizzare, un sistema di bloccaggio del pozzo “a distanza” (azionabile con un sistema acustico, dalla superficie). Perché questo utile congegno, obbligatorio in Norvegia e in Brasile, non è stato utilizzato in una piattaforma assolutamente all’avanguardia (come sostiene la stessa BP)? L’uso di questo congegno è stato a lungo dibattuto negli USA, almeno dal 2000. Ma, dopo forti pressioni della lobby petrolifera, nel 2003 lo US Mineral Management Service concludeva che “questi sistemi non sono raccomandati perché tendono a essere troppo costosi”. Certo, mezzo milione di dollari sono una bella cifra: ma sono appena il costo dell’affitto giornaliero di una piattaforma. E nel primo quadrimestre 2010 la stessa BP, che ha fatto profitti per quasi 6 miliardi di dollari, per attività di lobby al Congresso USA ha speso non meno di 3,5 milioni di dollari.


3. Mille barili al giorno di petrolio in mare? Falso!
Non sappiamo ancora quanto petrolio stia rilasciando in mare la Deepwater Horizon. Sappiamo che BP ha mentito quando ha dichiarato una stima di circa 1.000 barili al giorno (c.a. 135 tonnellare). Già dopo i primi sopralluoghi la NOAA (National Oceanographic and Atmospheric Administration) ha portato la stima a 5.000 barili/giorno (c.a. 675 tonnellate) e i media riferiscono di stime assai maggiori: il 2 maggio il Wall Street Journal parlava di 25.000 barili al giorno (ovvero 3.375 tonnellate!) e la stessa BP ha dichiarato per la Deepwater Horizon una produzione potenziale di 150.000 barili al giorno (20.250 tonnellate). Queste cifre devono essere moltiplicate per la durata dello sversamento. Dopo il fallito tentativo di chiudere le valvole della testa di pozzo con un robot filoguidato (ROV, remote operated vehicle) adesso BP cerca di intrappolare la perdita sotto una cupola di cemento. In ogni caso ci vorrà tempo, bisognerà tagliare la condotta (che sta perdendo petrolio in almeno tre punti) e le perdite di petrolio, che fuoriesce anche da fessurazioni nel fondo marino, saranno bloccate solo scavando un altro pozzo (a mezzo miglio di distanza) per “togliere pressione” al pozzo in perdita. Ci vorranno mesi: Ixtoc 1 è esploso nel giugno 1979 ed è stato chiuso solo nel marzo 1980.


4. BP pagherà tutti i danni? Falso!
Sui media si legge che BP avrebbe già dichiarato che si assume tutte le responsabilità e che pagherà tutti i danni. Non è vero: BP ha dichiarato che pagherà tutte le perdite economiche accertate e quantificabili. Probabilmente non è poca cosa: già i pescatori (soprattutto ostriche e gamberi) si stanno attrezzando per organizzare una “class action” (azione legale collettiva) per chiedere a BP almeno 5 miliardi di dollari. Altri danni economici potrebbero essere richiesti dal settore turistico: già solo la pesca sportiva in mare, da quelle parti è un bussiness da oltre 700.000 di dollari l’anno (oltre 7.700 posti di lavoro). Tuttavia, i precedenti ci dicono che difficilmente BP pagherà i danni ambientali che sta causando.
Dopo il disastro della Exxon Valdes (Prince William Sound, Alaska 1989) la Exxon Mobil era stata inizialmente condannata a pagare 287 milioni di dollari di danni e 5 miliardi di dollari come ammenda (anche per risarcire i danni ambientali). Dopo anni di appelli e perizie in tribunale, il 25 giugno 2008, la Corte d’Appello ha deciso che Exxon doveva pagare solo 507,5 milioni di dollari di danni. In altre parole, le compagnie petrolifere (e le loro assicurazioni) difficilmente pagano per tutti i danni ambientali collegati alle “maree nere”, danni che, d’altra parte, sono spesso difficili da quantificare.


5. Gli ecosistemi torneranno presto alla normalità? Falso!
Gli effetti di disastri petroliferi come questo sono difficili sia da valutare che da monitorare. In particolare, gli effetti sull’ecosistema pelagico sono particolarmente complessi. Le sostanze tossiche rilasciate dalle migliaia di tonnellate di petrolio potrebbero avere effetti notevoli sia sulle comunità del plancton (organismi che vivono nella colonna d’acqua) che su altre specie. A ciò bisogna aggiungere gli effetti tossici dei disperdenti (ne sono stati usati almeno 400.000 litri) tra cui è confermato l’uso del Corexit (2- butossietanolo), vietato in California perché causa infertilità e malformazioni (o morte) dei feti.
L’uso di disperdenti può ridurre l’impatto sugli uccelli (che vengono “soffocati” dal catrame) ma aumenta quello sulla fauna e flora marina. Spesso è una decisione che si prende per motivi di “pubbliche relazioni” (gli uccelli incatramati fanno sensazione) che è come nascondere l’immondizia sotto il tappeto visto che l’effetto sui pesci è poco visibile. Ad esempio, da metà aprile a metà giugno nell’area è in corso la riproduzione del tonno rosso, una specie già decimata dalla pesca eccessiva di cui è stato anche proposto (col sostegno degli USA…) il bando del commercio internazionale. Nella stessa area sono presenti tartarughe marine e cetacei (come le focene, varie specie di delfini, balenottere, capodoglio e capodoglio pigmeo o cogia).
Lungo la fascia costiera del Golfo del Messico, negli USA ci sono oltre 2 milioni di ettari di zone umide, con oltre 400 specie a rischio. Il Governatore della Louisiana ha dichiarato che la marea nera minaccia almeno 14 Aree Protette. Tra le specie in pericolo ci sono varie specie di rettili (tartarughe e alligatori), lontre, pellicano bruno (il simbolo della Louisiana) e decine di specie di uccelli migratori, canori e limicoli. E’ difficile stimare in quanto tempo gli ecosistemi si riprenderanno: tra l’altro, l’evento è purtroppo in corso e non abbiamo una stima precisa né dell’area colpita né dei quantitativi di petrolio sversato. Tuttavia, il caso della Exxon Valdez ci ricorda che dopo oltre vent’anni gli effetti sono ancora evidenti e le sostanze tossiche rilasciate con le 37.000 tonnellate di petrolio allora sversate sono ancora in circolazione. Se la Deepwater Horizon sta davvero rilasciando oltre 3.000 tonnellate di petrolio al giorno, già adesso (6 maggio) lo sversamento potrebbe essere di circa 48.000 tonnellate. Particolare importanza ha anche il periodo della stagione in cui avviene lo sversamento: quello della Exxon Valdez avvenne durante la stagione di riproduzione delle aringhe del Pacifico e lo stock non si è ancora ripreso.


6. Basta usare le migliori tecnologie per evitare questi disastri? Falso!
L’idea che incidenti come questo siano causati dall’incuria e dalla cupidigia delle lobby petrolifere non è errata, ma affronta solo parte della realtà. Questi incidenti, che sono più frequenti di quanto non riferiscono i media (lo scorso gennaio, a Port Hartur (USA) c’è stato un “major oilspill” di cui non abbiamo mai sentito parlare…) dipendono da “fattori” come uragani, errore umano, malfunzionamento delle tecnologie e altri imprevisti. Ce ne saranno sempre. Le statistiche poi ci dicono che, per quanto appariscenti, le maree nere sono un contributo minoritario all’inquinamento da petrolio in mare: i lavaggi delle cisterne e le fonti terrestri sono un problema ben maggiore anche se “localmente” meno acuto. Per eliminare questi pericoli, e per combattere il cambiamento climatico e l’acidificazione degli oceani (entrambi conseguenza dell’aumento atmosferico della CO2 causato dai combustibili fossili), l’unica soluzione è smettere di cercare, trasportare e usare questi prodotti. Settori sempre più ampi dell’industria si sono ormai appropriati degli scenari della “Rivoluzione Energetica”, descrivendo percorsi realistici che in un futuro prossimo ci permetteranno di lasciar perdere lo sporco petrolio (e fonti non meno pericolose come carbone e nucleare) passando alle energie rinnovabili (solare ed eolico) e all’efficienza energetica. Yes, We can.

FOTOGRAFIE DELLA SITUAZIONE

http://www.greenpeace.org/italy/news/petrolio-disastro-messico

Italia vs Kyoto

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senatoNon è stata una buona giornata, quella di ieri, per l’ambiente e gli animali: in Parlamento, sia alla Camera che al Senato, due votazioni hanno inferto un duro colpo alla lotta al cambiamento climatico e alla tutela degli animali selvatici.

La prima è quella dell’aula del Senato, che ha approvato la famosa mozione dei senatori anti Kyoto, presentata dal senatore D’Alì, che chiedeva al Governo di impegnarsi in favore della riorganizzazione dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) e della sostituzione dell’Accordo Europeo sul 20-20-20.

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Il Ponte di Re Nessuno

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democrazia-tiranniaE’ una questione di fiducia. Quando la Pubblica Amministrazione ci obbliga a una qualunque trafila burocratica ci sta dicendo: “non mi fido di te”. Essa spende molto denaro pubblico a causa di questa sfiducia implicita.

Quando io percorro un ponte di cui la Pubblica Amministrazione ha la responsabilità, non sto a pensare ogni volta che possa crollare, così come quando mi addormento la sera è implicita la fiducia del risveglio di domani. Dunque noi ci fidiamo di più di quanto noi stessi siamo ritenuti affidabili; e quando necessario gli Stati si affidano alla retorica per incensare la propria presunta affidabilità. Così come il ponte di Re San Luigi non poteva assolutamente crollare, ma crollò (nel romanzo di Thornton Wilder – sollevando polveri di idee su Destino e Provvidenza), anche tutti i ponti possono crollare da un momento all’altro se i pochi soldi disponibili, anche mediante ulteriore indebitamento, siano tutti spesi per faraoniche e spesso poco utili opere pubbliche e poco o nulla sia dato alla manutenzione e alla sorveglianza.

Se è vero che in novembre a valle del ponte crollato sul Cesano una diga di contenimento del flusso fosse già crollata, allora la probabilità che anche il ponte crollasse si faceva certo più alta. Sarebbe da indagare anche su quale ruolo abbiano le attività estrattive fluviali a monte del ponte nell’alterazione dei flussi idrici, fermo restando che anche l’aumento di frequenza e intensità degli eventi meteorici estremi sono un dato di fatto consolidato che gli Amministratori non possono ignorare, benché forse pensino all’effetto serra solo come a un tema da riposanti convegni. Ma il nostro è comunque solo il ponte di Re Nessuno…

Opere pressoché inutili ed estremamente dannose come la Quadrilatero e l’annesso e ancor più scellerato Piano Area Vasta, costano una montagna di soldi. Le grandi nuove infrastrutture del gas e dell’energia elettrica sono ottime fonti di guadagno per pochi, mentre arrecano benefici non proporzionati alla spesa e all’impatto ambientale presso i cittadini (il grande Tubo del gas della dorsale appenninica, la nuova linea di alta tensione che Terna intende realizzare). Ma è tipico del Terzo Mondo costruire cattedrali nel deserto, mentre si dimentica l’infrastruttura già esistente e la si lascia deperire nella disfunzionalità più svergognata.

Centinaia di camion carichi di pietrisco transitano vanamente ogni giorno lungo le strade provinciali distruggendole con rapidità maggiore dei ritmi di costruzione dei nuovi svincoli, delle nuove rotatorie, dei nuovi by-pass che sono una disperata risposta a un traffico pesante sempre più insostenibile. Questo fa la gioia dei gommisti, ma non è buona economia quella che vede cifre di denaro sperperarsi fra di noi, in un inviluppo sempre più irreversibile, mentre altri indicatori come il prezzo del gasolio ci dicono da tempo che stiamo proprio sbagliando strada: che era più saggio ad esempio potenziare la ferrovia che non il traffico su gomma, e che l’alta velocità è un fiore all’occhiello del niente se dal finestrino lo sfondo è quello di un Paese sempre più vecchio e malandato.

Ma mentre i manager viaggiano veloci sul treno della speculazione e della distruzione accadono qua da noi fatti di emblematica semplicità. Proprio nei giorni in cui, in un sussulto d’orgoglio e saggezza la Regione ufficializza il proprio no definitivo alla paventata Centrale Turbogas, il crollo del ponte sul Cesano, a due passi dal sito individuato dalla Edison per la sua proposta Centrale, è come la verità svelata alla fine di una burla, l’equivoco risolto alla fine della commediola o la risata amara che conclude una farsa moraleggiante. Le immagini della frattura ci dicono di una vetusta architettura da tempo bisognosa di estrema attenzione, mentre il gigante elettrico dilegua al di sopra di questa terra bella e modesta, al modo di un surreale fantasma. Forse riapparirà, ma noi lotteremo strenuamente perché ciò non accada. Nel frattempo la Valle del Cesano può immediocrirsi e deperire, oppure può riscattarsi con una visione razionale dell’economia e del benessere, con una rinata coscienza cittadina del valore del Bene Pubblico, della bellezza del proprio ambiente e dei propri paesaggi e dell’importanza di prendersene cura.

Città Attiva Corinaldo

Rigassificatore

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tritolone il vomitoneIl rigassificatore, 1 o 2 che siano, che vorrebbero realizzare al largo del Conero è un altro esempio di impoverimento della politica, incapace di comprendere il periodo storico di crisi ambientale ed energetica che stiamo vivendo e incapace di immaginare un futuro di benessere sociale a basso impatto ambientale. Perpetrare una politica energetica basata su grandi impianti di distribuzione, stoccaggio e produzione di energia è oggi anacronistico, soprattutto se si parla di fonti fossili e se si parla di Italia.

L’impatto che questa politica energetica porta è pesante sia sull’economia del territorio che sull’ambiente. Nelle Marche questi due aspetti sono molto interconnessi vista la vocazione turistica sia della costa che dell’entroterra e la ricca varietà di prodotti tipici derivanti dall’agricoltura. é necessario un impegno diametralmente opposto che punti, realmente e non a parole, alla creazione di una rete distribuita di produzione e distribuzione di energia e che sfrutti il più possibile le risorse presenti sul territorio nel rispetto dell’equilibrio ambientale e della biodiversità che lo caratterizza. Questo approccio conferirebbe anche maggiori risorse economiche all’economia locale e coesione sociale, entrambe necessarie per affrontare la crisi che abbiamo di fronte. Per fare questo è necessario partire da singoli cittadini rendendoli consapevoli e responsabili delle proprie scelte. é necessario investire sulla formazione e sulla divulgazione in modo che tutti possano contribuire al cambiamento, partendo dalla propria casa e dalla propria comunità. In questo si inserisce la piccola pubblicazione che abbbiamo deciso di divulgare e di cui trovate la copertina qui a lato.

 

“Tritone il Vomitone” è una fiaba scritta e illustrata da Paola Fontini. Una splendida iniziativa sponsorizzata dall’Associazione turistica “Riviera del Conero” in collaborazione col comitato “Rigassificatore No Grazie” di Porto Recanati, con Legambiente Marche, con la casa editrice Controvento, con il Parco Naturale del Conero e con il comitato Ondaverde Onlus di Falconara Marittima.

In realtà, “Tritolone il Vomitone” è una fiaba che parla anche agli adulti: in ogni pagina troverete alcuni “post-it” che illustrano agli adulti diversi aspetti del problema rigassificatore (con dati reali). Invitiamo tutti a leggere la fiaba in famiglia, a scuola e ovunque vorrete. Proviamo ad ascoltare cosa dicono i bambini. Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile la realizzazione di un’opera che tratta con semplicità e dolcezza uno dei problemi più grandi del nostro territorio.

Potete scaricare e diffondere a vostro piacere la fiaba al link qui sotto.
Tritone il Vomitone

Buona lettura a tutti

Città Attiva Corinaldo

Rinuncia di Edison SpA al progetto Turbogas

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La decisione di Edison SpA di rinunciare alla prosecuzione del procedimento autorizzativo della Centrale Turbogas di Corinaldo, oltre ad essere un atto di buon senso, è senz’altro il frutto dell’impegno dei cittadini, organizzatisi in associazioni e comitati, e affiancati dalle amministrazioni locali che, seppur a volte tiepidamente, hanno fatto con essi un fronte compatto contro questa ipotesi di centrale termoelettrica: Comuni, Province coinvolte e la Regione Marche, la quale speriamo voglia ora riconsiderare anche i progetti dei rigassificatori e dell’elettrodotto Fano-Teramo, pensando piuttosto a seguire lo studio sull’eolico off-shore e ad altre infrastrutture più adatte a supportare le energie rinnovabili.

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Indirizzo

Associazione Città attiva Corinaldo
Via Madonna del Piano 68
60013 | Corinaldo | Ancona
C.F. 92024820422
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