Il Ponte di Re Nessuno

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democrazia-tiranniaE’ una questione di fiducia. Quando la Pubblica Amministrazione ci obbliga a una qualunque trafila burocratica ci sta dicendo: “non mi fido di te”. Essa spende molto denaro pubblico a causa di questa sfiducia implicita.

Quando io percorro un ponte di cui la Pubblica Amministrazione ha la responsabilità, non sto a pensare ogni volta che possa crollare, così come quando mi addormento la sera è implicita la fiducia del risveglio di domani. Dunque noi ci fidiamo di più di quanto noi stessi siamo ritenuti affidabili; e quando necessario gli Stati si affidano alla retorica per incensare la propria presunta affidabilità. Così come il ponte di Re San Luigi non poteva assolutamente crollare, ma crollò (nel romanzo di Thornton Wilder – sollevando polveri di idee su Destino e Provvidenza), anche tutti i ponti possono crollare da un momento all’altro se i pochi soldi disponibili, anche mediante ulteriore indebitamento, siano tutti spesi per faraoniche e spesso poco utili opere pubbliche e poco o nulla sia dato alla manutenzione e alla sorveglianza.

Se è vero che in novembre a valle del ponte crollato sul Cesano una diga di contenimento del flusso fosse già crollata, allora la probabilità che anche il ponte crollasse si faceva certo più alta. Sarebbe da indagare anche su quale ruolo abbiano le attività estrattive fluviali a monte del ponte nell’alterazione dei flussi idrici, fermo restando che anche l’aumento di frequenza e intensità degli eventi meteorici estremi sono un dato di fatto consolidato che gli Amministratori non possono ignorare, benché forse pensino all’effetto serra solo come a un tema da riposanti convegni. Ma il nostro è comunque solo il ponte di Re Nessuno…

Opere pressoché inutili ed estremamente dannose come la Quadrilatero e l’annesso e ancor più scellerato Piano Area Vasta, costano una montagna di soldi. Le grandi nuove infrastrutture del gas e dell’energia elettrica sono ottime fonti di guadagno per pochi, mentre arrecano benefici non proporzionati alla spesa e all’impatto ambientale presso i cittadini (il grande Tubo del gas della dorsale appenninica, la nuova linea di alta tensione che Terna intende realizzare). Ma è tipico del Terzo Mondo costruire cattedrali nel deserto, mentre si dimentica l’infrastruttura già esistente e la si lascia deperire nella disfunzionalità più svergognata.

Centinaia di camion carichi di pietrisco transitano vanamente ogni giorno lungo le strade provinciali distruggendole con rapidità maggiore dei ritmi di costruzione dei nuovi svincoli, delle nuove rotatorie, dei nuovi by-pass che sono una disperata risposta a un traffico pesante sempre più insostenibile. Questo fa la gioia dei gommisti, ma non è buona economia quella che vede cifre di denaro sperperarsi fra di noi, in un inviluppo sempre più irreversibile, mentre altri indicatori come il prezzo del gasolio ci dicono da tempo che stiamo proprio sbagliando strada: che era più saggio ad esempio potenziare la ferrovia che non il traffico su gomma, e che l’alta velocità è un fiore all’occhiello del niente se dal finestrino lo sfondo è quello di un Paese sempre più vecchio e malandato.

Ma mentre i manager viaggiano veloci sul treno della speculazione e della distruzione accadono qua da noi fatti di emblematica semplicità. Proprio nei giorni in cui, in un sussulto d’orgoglio e saggezza la Regione ufficializza il proprio no definitivo alla paventata Centrale Turbogas, il crollo del ponte sul Cesano, a due passi dal sito individuato dalla Edison per la sua proposta Centrale, è come la verità svelata alla fine di una burla, l’equivoco risolto alla fine della commediola o la risata amara che conclude una farsa moraleggiante. Le immagini della frattura ci dicono di una vetusta architettura da tempo bisognosa di estrema attenzione, mentre il gigante elettrico dilegua al di sopra di questa terra bella e modesta, al modo di un surreale fantasma. Forse riapparirà, ma noi lotteremo strenuamente perché ciò non accada. Nel frattempo la Valle del Cesano può immediocrirsi e deperire, oppure può riscattarsi con una visione razionale dell’economia e del benessere, con una rinata coscienza cittadina del valore del Bene Pubblico, della bellezza del proprio ambiente e dei propri paesaggi e dell’importanza di prendersene cura.

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