Discarica di Corinaldo

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discarica prospetto lotto1 costruzioneA seguito della proposta di ampliamento della discarica di Corinaldo, l'Associazione ha formulato le proprie osservazioni al progetto presentandole alle autorità competenti. Vogliamo rendere partecipe chiuque voglia seguire il processo che vedrà la realizzazione della discarica in oggetto o si interessa di rifiuti nella nostra regione e in Italia, o semplicemente vuole essere al corrente di quello che succede sul nostro territorio. è un'opera molto importante per la pianificazione della gestione dei rifiuti nella provincia di Ancona e auspichiamo che molte persone seguano con interesse il tema. Le nostre osservazioni posso essere lette in questo articolo o scaricate al link sottostante.

OSSERVAZIONI AL PROGETTO DI AMPLIAMENTO DELLA DISCARICA DI CORINALDO

 

 

Osservazioni al progetto di ampliamento della discarica per rifiuti non pericolosi di Corinaldo

Progetto definitivo di primo lotto autonomo

Ing. Marco Giuliani; Ing. Domenico Melchionda; Ing. Ken Whitelaw; Andrea Astracedi; Roberto Bucci.

Osservazioni di carattere generale: rapporto con la Città di Corinaldo

Premesso che nell’ampliamento della discarica di Corinaldo è previsto, nella totalità del suo progetto, che vivrà per molti anni a venire (stimati 10 anni per ognuno dei 3 lotti), riteniamo che a tutt’oggi non è pensabile fare pianificazioni a lungo termine che possano essere considerate attendibili.

In tale materia a livello nazionale le straordinarietà sono ormai all’ordine del giorno senza dimenticare che in passato abbiamo già accolto rifiuti anche da fuori regione, pertanto la nostra preoccupazione è più che legittima. 

A rafforzare la nostra tesi, c’è d’aggiungere che da quando è stato elaborato il progetto a oggi, la Regione Marche, con la Legge Regionale 26 marzo 2012 n. 4, ha istituito l’Assemblea Territoriale d’Ambito (ATA) che, di fatto, ha, in materia di gestione integrata di rifiuti, tolto molti poteri ai sindaci, esautorando soprattutto i cittadini sul quale territorio ricadono gli impianti. Riteniamo pertanto che almeno i dati inerenti il traffico veicolare ed il conseguente inquinamento riportati negli elaborati E5 e E6 non sia oggi quantificabile (ma sicuramente sottostimato) pertanto contestiamo, contrariamente a quanto sostenuto, che il traffico di mezzi pesanti non aumenterà.

Vogliamo ricordare che Corinaldo è titolata di innumerevoli premi per l’eccellenza turistica (Bandiera Arancione, Bandiera Verde, “I Borghi più Belli d’ Italia”, Città dell’Olio, Targa Blu, Premio EDEN Destinazione Europea d’Eccellenza) ed il già notevole traffico di autotreni di rifiuti, con tanto di olezzo per i malcapitati che, specie nel periodo estivo, sono costretti a transitargli dietro, deturpa di fatto l’immagine della cittadina, dei suoi abitanti e, in un periodo di così grave congiuntura economica, mutila di fatto l’unica sua via d’uscita che è legata al turismo, alla qualità dell’ambiente ed ai prodotti del suo territorio agricolo.

Tutto ciò premesso, riteniamo più che legittimo riconoscere sia un compenso economico ai residenti del tratto di Strada S. Vincenzo ed alle aziende agricole della contrada (i più prossimi alla discarica) sia un compenso alla città contemplando, ad esempio, la ristrutturazione di qualche monumento o di qualche palazzo di pregio da concordare con la cittadinanza interessata e l’Amministrazione Comunale.

Osservazioni tecniche al progetto

Osservazione 1:

Pag 22 della RELAZIONE GENERALE: "I parametri di pericolosità sismica previsti dalle Norme Tecniche per le Costruzioni, sono stati determinati per la classe d’uso II–costruzioni il cui uso preveda normali affollamenti, senza contenuti pericolosi per l’ambiente e senza funzioni pubbliche".

In realtà dovrebbe rientrare in classe d'uso III con un coefficiente che aumenta del 50% il periodo di riferimento sulla base del quale è valutata l'azione sismica di progetto che sarebbe, di conseguenza, più gravosa rispetto a quella che ha adottato. Di solito si giustificano tali scelte. Non sono stati trovati riferimenti a riguardo. Inoltre a pag.3 della "Relazione tecnica su percolato e biogas" si evidenzia la pericolosità dei materiali contenuti in discarica.

Osservazione 2:

Sulla base di quanto letto a riguardo di “Progetto discarica definitivo primo lotto”:

Il pacchetto di protezione inferiore descritto nella “Relazione generale A0-Progetto definitivo primo lotto autonomo” non è ben precisato. Si rimanda al relativo elaborato grafico dove tuttavia i presidi di impermeabilizzazione non sono coerentemente riportati presso tutti gli elementi dettagliati:

Infatti presso alcuni di essi (tavola D.1.15 “particolari realizzativi” - a partire dal basso) si trova soltanto:

1)           Barriera geologica

2)           geomembrana HDPE 2,5mm

3)           geotessile (non specificata la tipologia)

Dovrebbe invece essere per questo tipo di discariche il set così configurato:

1)           Barriera geologica

2)           geocomposto bentonitico con permeabilità k<=1*10E-12 m/s con spessore di almeno 6mm (serve a sigillare eventuali discontinuità presenti)

3)           geomembrana HDPE con spessore minimo 2mm (tali membrane devono essere sovrapposte in maniera adeguata prevedendo opere di "saldatura" previste dalla norma (UNI, 2011)

4)           geotessuto ad alta grammatura con massa areica minima 400 gr/m^2 (evita il punzonamento statico e dinamico della geomembrana HDPE)

Per evitare problemi a lungo termine dovrebbero almeno inserire il 4) previsto nei casi di "regola d'arte" e non semplicemente un geotessile generico (tavola D.1.15.1 “particolari realizzativi”).

Osservazione 3:

Il terreno su cui sarà edificata la discarica è di tipo argilloso ed è stato identificato come barriera geologica grazie ai suoi bassi coefficienti di permeabilità. Tale barriera naturale riveste un ruolo di primaria importanza in previsione del pacchetto di protezione previsto in fase di progetto definitivo. In tale fase di progettazione non vi sono riferimenti a soluzioni di protezione del terreno nei momenti immediatamente successivi alla fase di scavo. Tali superfici (esposte dopo lo scavo) sono da proteggere, in particolare sui fianchi, contro i fenomeni di erosione, alterazione, essiccamento, e franamento che provocano una drastica diminuzione delle capacità di impermeabilizzazione (Berardi & Bovolenta, 2012)

Osservazione 4:

Nei progetti definitivi “Progetto discarica definitivo” e “Progetto discarica definitivo primo lotto” non vi sono riferimenti a verifiche di stabilità dei camini di deflusso dei biogas in seguito alla nascita di tensioni tangenziali che possono scaturire in seguito alla variazione di volume dei rifiuti (compattazione, trasformazione in biogas).

Dalle tavole D.1.15.1, D.1.20.2 “particolari realizzativi” si nota la presenza di uno strato cilindrico in ghiaia intorno ai camini di deflusso. Non è specificato se tale soluzione di “rivestimento” possa evitare problemi di trasferimento di tensioni fra il corpo rifiuti e camino di deflusso.

Osservazione 5:

Pag. 42 – parte 1

In merito alla copertura giornaliera. Non è chiaro se le prescrizioni indicate siano effettivamente parte delle competenze del progetto, se abbiano valore cogente per l’attività di gestione da parte di ASA srl, o se invece siano riportate a titolo meramente descrittivo di una generica attività pertinente a una discarica controllata. Peraltro l’indicazione di soluzioni tecnologiche via via più onerose (terreno / carboni attivi / schiume) non è compendiata da criteri discriminativi per l’uso dell’una in favore dell’altra.

Osservazione 6:

Il documento dell’IPPC UK (UK, 2007) stende le linee guida per il trattamento del percolato in discarica. In attesa di un documento complessivo sulle discariche questo documento rappresenta il riferimento dell’IPPC per quanto riguarda la gestione del percolato da discarica per l’Europa. In riferimento a quanto riportato nella relazione A.1.2_Relazione tecnica su percolato e biogas_R0, al paragrafo 1.1 Trattamento mediante impianto ad Osmosi Inversa, si evince la volontà di migliorare la gestione e di ridurre l’impatto sull’ambiente da parte di Asa e delle autorità coinvolte. Ci auguriamo quindi che il documento IPPC sia preso a riferimento visto che in questa fase si sta pianificando la gestione dei prossimi 30 anni della discarica, che il documento complessivo sulle discariche verrà emanato nei prossimi anni e che è sempre maggiormente gravoso, in termini di costi, adattare un vecchio impianto piuttosto che progettare fin da subito un impianto che rientri nei parametri di quanto verrà emanato di qui a pochi anni.

Per quanto concerne la stima della produzione del percolato il documento citato sostiene che (si riporta il testo in lingua originale evitando fraintendimenti generati da possibili errori di traduzione):

“Leachate quantity can be determined by the overall water balance for each landfill site. A water balance calculation should assess likely leachate generation volumes considering waste volumes, input rates and absorptive capacity, effective and total rainfall, and infiltration. The leachate generation calculations will provide a likely predicted volume for design purposes of a leachate treatment facility. When looking at the design of a leachate treatment facility it is advisable to consider a worst case scenario i.e. examination of predicted peak production rather than average predicted production and make allowance for such an occurrence. It is also advisable to undertake a sensitivity analysis of the data used in predicting the leachate production rates, this should highlight how susceptible the proposed leachate treatment method will be to changes to variables such as waste input”

Nel documento “A.1.1-Relazione Idraulica” al capitolo 2 si descrive il calcolo della rete di drenaggio del percolato. Il metodo utilizzato è il “metodo italiano dell’invaso”. In questa parte non c’è nessun riferimento a come il calcolo della produzione del percolato è stato eseguito e com’è stato scelto il valore di portata di progetto della rete di drenaggio del percolato per la sua progettazione tramite il metodo citato.

Per valutare la produzione di percolato facciamo riferimento al documento “A.1.2 Relazione tecnica su Percolato e Biogas”. Nel capitolo 1.2 “Produzione di percolato” non è utilizzato alcun metodo specifico di calcolo per la sua stima e nessuna verifica del modello è stata fatta utilizzando i dati storici di produzione del percolato della discarica di cui si vuole procedere con l’ampliamento. Difficile è la valutazione della qualità del progetto se non si condividono le motivazioni che portano alla scelta di un modello piuttosto che un altro e se non si descrive quello che si è fatto. Chiediamo che questa parte sia integrata e forniamo alcune indicazioni in merito. Poniamo l’accento sull’importanza della corretta stima del percolato prodotto a garanzia del corretto dimensionamento dell’impianto di trattamento dello stesso e della sua corretta gestione. Dai calcoli presenti da pag. 11 a pag.16 non è possibile dedurre alcun giudizio in merito, sennonché probabilmente non sono stati adottati i metodi più appropriati per il calcolo e che chiediamo vengano adottati. Si può dedurre dal fatto che a pag.10, dove è brevemente descritto il metodo utilizzato, sono riportati i valori mensili di precipitazione, considerati come input. Metodi più appropriati considerano la distribuzione giornaliera delle precipitazioni e la loro distribuzione probabilistica, in modo da avere una rappresentazione più realistica dei fenomeni.

Il Prof. Ennio Carnevale e la Prof.ssa Lidia Lombardi dell’Università di Firenze(E. Carnevale, 2007), esperti in materia, affermano che

“la stima della produzione di percolato non è basata su precisi modelli matematici ma solitamente si riferisce a semplici espressioni empiriche di bilancio. Un approccio di tipo deterministico, volto alla risoluzione dell'equazione del bilancio necessita l'esplicitazione analitica di ciascuno dei parametri che in essa compaiono; i risultati si presentano molto buoni per quanto concerne la modellizzazione del fenomeno di percolazione durante la fase di post-chiusura, mentre durante il periodo di esercizio l'applicazione risulta molto difficoltosa per l'impossibilità di tenere conto di tutte le variabili che entrano in gioco ed in particolare di quelle di carattere gestionale, prima fra tutte la modalità di coltivazione dei rifiuti. Nella fase di post-chiusura, infatti, i parametri fisici e geometrici sono costanti e ben definiti venendo meno i limiti che ne pregiudicano la loro applicazione durante la fase di esercizio. Si può pertanto scegliere di studiare stocasticamente la produzione di percolato in discarica valutando ed assumendo come variabile casuale ciascuno dei fattori che influenzano e concorrono alla chiusura del bilancio idrologico. Ci si può orientare verso lo studio della distribuzione di probabilità congiunta del sistema di variabili casuali scelto, ossia di sistema di variabili per le quali è possibile studiare univocamente una corrispondenza tra i valori di volta in volta osservati e per le quali si studiano le reciproche influenze in termini probabilistici. Tra i metodi di analisi, vengono sempre più adottati i modelli numerici implementati al computer con appositi programmi, come il codice HELP sviluppato da EPA. Tra i modelli numerici largamente utilizzati che simulano la produzione di percolato in discariche attive si ricorda il Deterministic Multiple Linear Reservoir Model (DMLRM) ed il Stochastic Multiple Linear Reservoir Model (SMLRM), messi a punto da due ricercatori dell'Università della Florida.

Il modello SMLRM, è un adattamento stocastico del modello precedente (DMLRM): tre parametri, quali precipitazioni, efficienza di intercettazione e contenuto di umidità nei rifiuti e nella copertura, sono definite come funzioni di probabilità. Passando da una accuratezza del 4% ad una accuratezza del 48% nella predizione del percolato prodotto, tale modello viene applicato anche quando i dati e le informazioni relative alla discarica sono scarse. Negli ultimi 40 anni si sono sviluppati vari modelli di bilanci idrologici: questi modelli qualitativi considerano la discarica come una "scatola nera" ed eseguono un bilancio di materia di acqua che entra (precipitazioni, umidità dei rifiuti, acqua contenuta nei fanghi provenienti da impianti di depurazione o ricircolo di percolato, etc…) ed acqua che esce dal sistema ( evaporazione, acqua consumata durante le reazioni biochimiche,etc…). Tali modelli sono oggi largamente utilizzati e costituiscono un valido aiuto alla progettazione delle discariche. Il modello più utilizzato e accreditato è HELP, sviluppato da EPA”.

Considerando che il progetto riguarda l’ampliamento di una discarica esistente, i dati necessari per l’utilizzo di tale modello sono indubbiamente a disposizione, sia quelli climatici per la presenza della centralina meteo proprio nei pressi della discarica sia i dati riguardanti la tessitura del terreno e dei rifiuti che sono trasportati alla discarica di Corinaldo. I modelli sono utilizzati anche quando i dati sono scarsi, è quindi naturale aspettarsi che in questo caso il metodo dia ottimi risultati e dovrebbe essere regolarmente usato. Dimostrazione di ciò è il progetto di ampliamento della discarica di Asciano (Gasparini, 2009). Come gli stessi progettisti affermano (Gasparini, 2009) lo scopo primario del modello HELP è quello di assistere la progettazione della discarica e alternativamente stimare il bilancio idrologico della stessa. Inoltre fornisce altri output per stimare l’impatto sulla falda dell’inquinamento da percolato. I risultati sono espressi giornalmente, mensilmente, annualmente e perciò permette di valutare anche le conseguenze di fenomeni metereologici particolarmente avversi e di breve durata. Inoltre consente di stimare la percolazione attraverso le geomembrane considerando difetti manifatturieri (perforazioni) e d’installazione (punzonamenti) e ammettendo la diffusione dei vapori attraverso il confine di base tramite l’equazione di Giroud et al.(1992).

Inoltre il programma HELP è gratuitamente scaricabile dal sito dell’EPA (EPA) e non ci sono dunque particolari ostacoli al suo utilizzo.

Una corretta stima della produzione del percolato e la distribuzione della produzione del percolato è la base di partenza per una buona progettazione e per la corretta gestione della discarica, a maggior ragione per una tipologia di discarica come questa dove si è scelto il trattamento in loco con impianto di osmosi inversa e re-infiltrazione in discarica del concentrato. Gli impianti a valle funzioneranno a dovere se la quantità di percolato da trattare in un determinato periodo sarà il più possibile simile a quella di progetto. Inoltre un corretto dimensionamento di tutto l’impianto permette il contenimento dei costi per eccessivi sovradimensionamenti e da ampie garanzie contro malfunzionamenti e conseguenze derivanti. Lo strumento proposto consente anche di monitorare l’evoluzione della produzione del percolato e stimarne correttamente la produzione futura indispensabile per la gestione.

Osservazione 7

Oss disc figura4

L’impianto a osmosi inversa (di cui all’elaborato G – sezione G05) non appare sufficientemente descritto sotto il profilo delle eventuali alternative progettuali. Alcuni impianti analoghi esistenti sia pure in grandi discariche prevedono il recupero del solfato d’ammonio; inoltre prevedono una fase ossidativa a base cloro, nonché un eventuale filtrazione su carboni attivi del refluo finale (a maggiore cautela) – come esempio: l’impianto di trattamento del percolato della società TECAM a Terzigno (NA) messo in funzione nel 2009 (di dimensioni maggiori e tuttavia comparabili) dove pure è previsto il reinvio in discarica del retentato. Non sono chiari i motivi per cui si è esclusa la possibilità del recupero del solfato d’ammonio. Inoltre non sono precisati i costi di esercizio.

Anche nel Quadro N (Quadro Economico) sono riportati i costi della costruzione della vasca per il trattamento del percolato e dell’impianto di trattamento del percolato, ma non i loro costi di gestione, che pure si presumono vantaggiosi rispetto allo smaltimento off-site (ma il vantaggio non è quantificato).

È bene chiarire che l’impianto di Osmosi inversa non rappresenta una reale soluzione per lo smaltimento del carico inquinante derivante dai rifiuti, ma più una valida tecnica di riduzione del volume del percolato e un rimando al futuro per la reale soluzione dello smaltimento del carico inquinante (K.-U. Heyer). Questo perché il concentrato reintrodotto in discarica non è biodegradabile ma è stato solo ridotto in volume. Il report dell’Ifas (K.-U. Heyer) infatti analizza diverse configurazioni impiantistiche per il trattamento del percolato, paragonando il costo e l’abbattimento del carico inquinante, e l’impianto ad Osmosi inversa è posizionato alla fine del processo proprio per chiudere temporaneamente un ciclo che ancora rimane aperto. Una delle configurazioni con migliori risultati è quella illustrata nella figura a lato.

Pensiamo che un’analisi delle alternative progettuali con i loro quadri economici dovrebbe essere integrata al progetto.

Per valutare una delle componenti di costo per lo smaltimento del carico inquinante L’IPPC (UK, 2007) fa riferimento alla formula di Mogden che mette in relazione i costi necessari per il trattamento con quelli di trasporto per trattamento off-side. Il modello sarebbe molto utile per determinare quale trattamento sia più conveniente rispetto al conferimento in altro sito per la località di riferimento.

Osservazione 8

Il ricircolo in discarica può sicuramente rappresentare una delle soluzioni più efficaci, ma parziale, per diminuire la quantità di percolato da trattare e smaltire e contemporaneamente può accelerare i processi biologici di degradazione e la metanogenesi e di stabilizzazione della discarica. Questa tipologia di trattamento presenta comunque dei problemi e il progetto non descrive come questa parte del processo sarà gestita. Per esempio non spiega dettagliatamente com’è stato dimensionato il serbatoio di stoccaggio del concentrato ma fornisce semplicemente una taglia del serbatoio senza alcuna giustificazione sulla sua scelta. Le caratteristiche chimico-fisiche del percolato e del concentrato incidono molto sulla tecnica dell’infiltrazione e migliori risultati si ottengono anche gestendo diversamente la discarica. Un esempio è il deposito di un metro di compost sul fondo sotto i rifiuti che permette la riduzione del carico inquinante del percolato quando si re-infiltra lo stesso. In altri impianti aumenta il contenuto di metalli pesanti e sali nel percolato. Cosa accade quando si infiltra il concentrato? Il progetto non lo descrive e non descrive quali indicazioni dare a chi dovrà gestire la discarica.

Ad esempio la presenza dei solfati, che è prevedibile in una certa quantità avendosi un trattamento con acido solforico finalizzato all’ottimizzazione del pH, può inibire la metanogenesi (di per sé fatto non negativo, e tuttavia possibile indizio dell’inibizione dei processi virtuosi attesi dalla reinfiltrazione del concentrato). E’ più che desiderabile un approfondimento su questo punto.

Altri problemi sono la possibilità di otturazione dei diffusori e che si formino dei cammini preferenziali di ricircolo. Questo è già stato appurato per il ricircolo del percolato tal quale, è perciò lecito chiedersi cosa accada per il concentrato. Dei due problemi sicuramente l’otturazione rappresenta maggiori probabilità di verificarsi. Nel progetto queste problematiche non sono menzionate e non si comprende se la configurazione progettata le tenga in considerazione o meno o le risolva.

L’IPPC (UK, 2007) pone l’accento sull’importanza di chiarire come il concentrato verrà gestito. Sostiene che:

Disposal of concentrate is a key factor to be addressed. To date, concentrates have widely been recirculated back into landfilled wastes. The sustainability of this practice would have to be assessed on a site by site basis. Some data indicates that the return of concentrate to the landfill coincides with an increase in concentration in the leachate of COD and NH4-N as well as an increase in conductivity. However, other data (Loeblich 2005 and Blumenthal 2005) shows that on some European sites there is no significant increase in diluted contaminants in landfill leachate following the commencement of concentrate return.”.

When considering the sustainability of the return of concentrate to the landfill:

  1. any predicted change in leachate concentration should be assessed;
  2. it must be shown that the landfill is adequately engineered so that the concentrate does not cause pollution (particular attention should be given to the impact on groundwater);
  3. t must be shown that the leachate treatment system can adequately treat any predicted change in leachate quality resulting from the return of the concentrate; and
  4. chemicals essential to the effective operation of the plant should be selected so as not to compromise the disposal of the concentrate.”

In questo progetto non è valutata la sostenibilità della pratica dell’infiltrazione ma viene data per assodata. Inoltre non sono presenti alcune considerazioni riguardo l’aumento o meno del COD e NH4-N all’interno della discarica, nel percolato e nel concentrato. Nel progetto è previsto il monitoraggio solamente della conducibilità elettrica e l’analisi della percentuale di COD presente. Dati utili per il funzionamento dell’impianto ad Osmosi ma non per la caratterizzazione degli inquinanti che si vanno ad accumulare in discarica.

Si evidenzia infine che il controllo del parametro TOC anziché del COD (o meglio in affiancamento a quest’ultimo) offre più solide garanzie di una stima effettivamente comprensiva di taluni composti organici (acidi carbossilici leggeri e idrocarburi aromatici) che possono essere sottostimati con il metodo COD standard (Angelidaki, 2004).

Osservazione 9

Difficile è anche condividere la scelta della dimensione della vasca di raccolta del percolato e del serbatoio del concentrato. Queste dipendono sia dalla produzione di percolato, tema già trattato in precedenza, sia dalla capacità dell’impianto di trattamento ad osmosi inversa e dalla possibilità o meno di re-infiltrazione in discarica del concentrato prodotto dall’impianto. Non è menzionato per esempio che l’infiltrazione può essere fatta solo in periodi non eccessivamente umidi, questo è già stato appurato per quanto riguarda il percolato tal quale, (E. Carnevale, 2007)e che quindi i serbatoi sono necessari e che non è detto che quanto ipotizzato sia sufficiente. Il concentrato ha sicuramente una componente liquida ridotta rispetto al percolato, però ciò non scongiura il verificarsi della saturazione della discarica in periodi particolarmente piovosi, anche considerando il rischio di otturazione del sistema, che non è stato trattato dalla relazione, e la non biodegradabilità del concentrato. Nel progetto (pag.6) si specifica “Il presente progetto prevede l’infiltrazione controllata del concentrato in discarica secondo la metodologia illustrata nelle tavole progettuali e solo in casi eccezionali il trasporto in impianti di smaltimento autorizzati; a tale scopo è prevista l’istallazione di un serbatoio di stoccaggio del concentrato da 20 mc.” Non è dunque previsto alcun periodo dell’anno in cui non è possibile realizzare il ricircolo del concentrato.

L’ipotesi progettuale all’origine, e cioè quella di dimensionare l’impianto di Osmosi inversa con la portata media giornaliera dei mesi più piovosi (pag.6) è perciò vanificata se il concentrato prodotto non potrà essere re-infiltrato in discarica. L’ipotesi di 70mc di percolato, senza considerare i reagenti chimici da aggiungere al bilancio, produrrà, secondo quanto ipotizzato, almeno 17,5mc di concentrato, quindi il serbatoio ipotizzato garantisce una autonomia solamente di un giorno nell’ipotesi di mancata infiltrazione. Inoltre la maggior produzione di percolato si avrà nei periodi di pioggia. Il trasporto in impianti di smaltimento sembra così rappresentare una eventualità tutt’altro che infrequente, a scapito dei costi di gestione oltre a non giustificare la scelta a monte di voler gestire il percolato in loco con il relativo investimento per la costruzione dell’impianto.

Volendo evitare il conferimento ad altri impianti non sarà possibile neanche fermare il processo di Osmosi Inversa perché la vasca di accumulo del percolato è stata progettata con un accumulo in grado di sopperire solamente il fermo impianto, non una fase del processo, giustificando la scelta di un impianto ad osmosi con maggiore capacità con il risparmio derivante da un accumulo minore (pag. 6). Riteniamo che la scelta possa essere condivisibile solamente se argomentata evidenziando la convenienza economica e/o la maggiore sicurezza ambientale. Quanto riportato è carente, oltre a non giustificare la scelta, dà adito alla possibile occorrenza di malfunzionamenti dell’impianto.

Anche l’IPPC sottolinea l’importanza della progettazione dei serbatoi e del sistema di trattamento del percolato con quanto segue, evidenziando anche alcuni vantaggi operativi derivanti dallo stoccaggio. Segnaliamo quelli che ci sembrano più rilevanti e rimandiamo al documento (UK, 2007) per la completa trattazione:

“Leachate storage issues are of primary importance to the design and selection of leachate collection and treatment systems. The manner in which leachate is generated from rainfall is in the short-term unpredictable, and during heavy rain takes place at potentially high flow rates. However, leachate storage that balances flow takes place in a landfill when rainfall percolates through the waste into collection systems. The degree to which this effect can be optimised by additional storage, as discussed below, is central to the design of leachate treatment processes. Significant operational benefits arise for leachate storage, under circumstances such as:-

  1. Flow balancing prior to on-site treatment, tankerage off-site, or discharge to sewer; resulting in a significant reduction in short term peak wet weather flows, which would otherwise result in a requirement for substantial additional treatment capacity which would be substantially under utilised for all but very short storm duration periods. (For biological systems it may not be possible to develop and maintain a viable biomass constantly available for such peaks, and therefore the importance of this form of storage to the viability of these processes should not be underestimated.)
  2. Flow balancing winter/summer within the landfill. Where landfills are reasonably shallow and base gradients not severe, the leachate storage volume which can be held within the permitted leachate head over the linerprovides a storage capability for the well managed landfill. If an operator draws down the leachate head to almost zero during dry weather periods. In some instances this effect has been used to allow leachate treatment plants to be run at a constant flow rate for 9 months of the year avoiding operationally more difficult winter periods (e.g. for lagoon based leachate treatment plants).”

 

La vasca di accumulo è stata progettata come parzialmente interrata. IPPC consiglia ulteriori migliorie di realizzazione della vasca che dovrebbero a nostro avviso essere prese in considerazione:

Satisfactory ameliorative measures can be utilised, under circumstances where bunding would otherwise be necessary, subject to compliance with the requirements of the risk assessment, such as:-

for part or fully buried vessels

  1. Providing gravity under-drainage to storage vessels with a form of active leakage detection, which would alarm in the event of any leakage (e.g. electrical conductivity meter). This, combined with suitable method statements which would ensure satisfactory maintenance of such a system, and suitable short response times in the event of an incident, may provide adequate protection;
  2. Installing a low permeability clay and/or membrane liner below the tank to provide the equivalent of 110% capacity equivalent to a bund:
  3. Installing into clay backfill.

(NB: Care should be taken by the design to avoid flotation when the vessels areoccasionally drained.)”

In riferimento al dimensionamento del sistema ad Osmosi Inversa sostiene che:

The ability of RO plants to operate intermittently as well as their ability to adjust to leachate composition changes minimises the requirement of large balancing tanks/lagoons. However, care needs to be taken in designing such installation to provide adequate leachate storage capacity to allow for planed and unplanned maintenance of the equipment. Typically an RO installation will display better that 90% plant availability. The availability of the plant should be taken into account in designing the storage requirement as well as selecting the maximum capacity of the plant.”

Osservazione 10

Pag. 36 – parte 1

Le acque reflue provenienti dalla depurazione del percolato verranno recapitate al suolo (tab. 4 all. 5 parte III del D.Lgs 152/06). Però l’art. 103 del menzionato Codice dell’Ambiente non contempla espressamente un caso di esclusione dal divieto di scarico sul suolo individuandolo in un impianto collaterale a quello di discariche per RSU, semmai al comma 1 lett. c) prevede che va dimostrata “l'impossibilità tecnica o l'eccessiva onerosità, a fronte dei benefici ambientali conseguibili, a recapitare in corpi idrici superficiali”. Se ne deduce che l’impossibilità tecnica a costi ragionevoli di una soluzione alternativa andrebbe quantomeno discussa. In ogni caso, il sistema di “troppo pieno” previsto per lo smaltimento del permeato non consente un suo razionale utilizzo a scopo irriguo. La stessa previsione di un sistema a “troppo pieno”, così come configurato, è discutibile.

Infatti il serbatoio di raccolta del permeato appare irragionevolmente piccolo (10 mc) rispetto alla quantità stimata di percolato raccolta giornalmente nel mese a più alta piovosità (70 mc / giorno). Il “troppo pieno” pare dunque consentire un ingente smaltimento al suolo del permeato (il Fosso Casalta non è un corpo idrico superficiale), di cui non si ha nel SIA una stima quantitativa.

Solo con l’eventuale realizzazione del secondo lotto si ha la razionale previsione di un serbatoio da 450 mc per uso irriguo. Perché tanta sproporzione fra le previsioni relative al primo lotto rispetto a quelle relative al secondo?

Osservazione 11

 

Chiediamo di valutare la possibilità di trapiantare alcuni esemplari di pregio della già esistente vegetazione lungo il Fosso Casalta presso l’area di piantumazione prevista dal progetto.

Bibliografia

Angelidaki, I. (2004). Anaerobic Biodegradability of Macropollutants. Reviews in Environmental Science and Bio/Technology, 117–129.

Berardi, R., & Bovolenta, R. (2012). Corso di Geotecnica e difesa del territorio. Università di Genova.

E. Carnevale, L. L. (2007). IMPIANTI DI TRATTAMENTO DEI RIFIUTI SOLIDI. In Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria per la Tutela dell’Ambiente e del Territorio.

EPA. (s.d.). Agency, U.S. Environmental Protection. Tratto da http://www.epa.gov/epawaste/nonhaz/municipal/landfill.htm

Fortugno, M. (2011). Progettare le discariche: aspetti teorici e pratici, seminario tecnico. Environ italy s.r.l.

Gasparini, S. A. (2009). Progetto definitivo: Ampliamento della discarica per rifiuti non pericolosi in località Torre a Castello, Comune di Asciano (Si). Reggio Emilia.

K.-U. Heyer, R. S. (s.d.). Leachate management: leachate generation, collection, treatment and costs. Tratto da ifas: http://www.ifas-hamburg.de

UK, I. (2007). Guidance for the Treatment of Landfill Leachate.

UNI, I. O. (2011). Polyethylene geomembranes for waterproofing of controlled dumps - General criteria for welding, control of welded joints, qualification of welders and welding procedures.

 

 

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