Impatto sul sistema dei beni culturali e paesaggistici, negli aspetti naturalistici, storico-artistici, architettonici, monumentali, etnoantropologici, afferente anche sull’attività turistica, agrituristica, enogastronomica.

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1 - Premessa

Il ‘retropensiero’ che a volte tenta gli amministratori, e cioè che in definitiva tutta l’Italia è un gioiello e che se si desse retta a certi suggerimenti conservazionistici non si addiverrebbe mai a nulla, è proprio ciò che qui si tenterà di confutare, partendo dalla constatazione che le stesse Marche, pur terra ovunque di eccellenze culturali e turistiche, non sono un sistema omogeneo, che anzi vi sono zone meno appropriate di altre per interventi poderosi come quello proposto da Edison SpA. La media Valle del Cesano è decisamente una di queste zone fra le meno adatte, e cercheremo di dimostrarlo. Partendo anzitutto dalla stessa politica di promozione del territorio coinvolto, che nei decenni si è sempre svolta coerentemente all’insegna della tipicità rurale, cioè dei prodotti tipici, dell’enogastronomia, dell’agriturismo, della qualità della vita, della conservazione del paesaggio, della conservazione e del recupero della memoria etnoantropologica della ‘civiltà mezzadrile’, nonché del turismo di qualità che ha teso promuovere l’immagine di piccoli centri dell’entroterra marchigiano.

 

La media valle del Cesano fino alla bassa valle del Metauro, segnano un comprensorio che, per quanto riguarda la Provincia di Pesaro e Urbino, è stato identificato e riconosciuto come Sistema Turistico Locale (ai sensi dell’art. 8 della LR 9/2006) “Marcabella”, la cui istituzione ha richiesto, come è ovvio pensare, ingenti investimenti, e il cui nome non incoraggia certo la via dell’impossibile compromesso con l’industria pesante.

Il territorio impattato dal progetto della centrale Turbogas è compreso in ben due Progetti Interregionali di Sviluppo Turistico (ai sensi  della L. 135/01,  che prevede il finanziamento da parte della Direzione Generale del Turismo del Ministero delle Attività Produttive):

1)             “Le Terre del Duca” (progetto promosso dai comuni di Gubbio, Urbino, Senigallia, Pesaro, Novafeltria), che sullo sfondo rievocativo del Ducato di Urbino nelle sue articolazioni feltresche e roveresche, costituisce una grande vetrina di tutto il territorio marchigiano settentrionale e non solo;

2)             “Terre Feltresche e Malatestiane” (progetto promosso dalle Regioni Emilia-Romagna e Marche e dalla Provincia di Rimini), un contenitore di iniziative di promozione turistica dell’entroterra, fra le quali spicca l’iniziativa “La caccia delle Signorie”, un viaggio-gioco alla ricerca delle superstiti testimonianze delle dominazioni dei Montefeltro e dei Malatesta.

È evidente che la realizzazione di un progetto a forte impatto come quello proposto da Edison SpA, porrebbe fine ad una lunga e coerente politica di promozione turistica, per la quale il Governo e gli enti locali hanno già speso molti soldi, mentre del resto è indubbio che il turismo di qualità sia uno degli effettivi pilastri della ripresa economica per le Marche. Questo concetto è affermato perentoriamente nello stesso Programma Promozionale Turistico della Regione Marche, a p. 16: “cultura e turismo sono due variabili strategiche per l’economia delle Marche che offre una ricchezza di beni artistici, centri storici e bellezze ambientali difficilmente riscontrabili in altri luoghi d’Italia”.

Anche il Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013 della Regione Marche è fortemente improntato alla promozione, soprattutto nelle aree interne ed economicamente svantaggiate, dell’attività agrituristica ed enogastronomica, dei prodotti tipici, della qualità diffusa, in integrazione con il patrimonio dei beni culturali insistenti nel panorama rurale marchigiano. Vedasi in particolare: l’Asse 2 (“Miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale”) soprattutto nelle misure mirate alla restaurazione agro-forestale di paesaggi rurali a rischio di degrado (che in fondo conferma anche la validità attuale della conservazione del paesaggio agrario storico); l’Asse 3 del Programma (“Qualità della vita nelle zone rurali e diversificazione dell’economia rurale”) e l’Asse 4, che si collega all’attività di politica di sviluppo rurale dell’Unione Europea, mediante l’Approccio Leader. L’implementazione di quest’ultimo asse programmatico è avvenuta mediante l’istituzione di un Gruppo di Azione Locale (GAL Flaminia-Cesano). Il Progetto Leader è oggi alla sua fase denominata Leader Plus, operativa dal 2004, mentre la fase Leader II 1999-2004 aveva già visto in azione il GAL, che ha realizzato allora numerose iniziative volte allo sviluppo sostenibile del territorio che hanno riguardato ad esempio la messa a punto del disciplinare di produzione di 15 prodotti tipici, la creazione di una rete museale, la formazione per lo sviluppo della ceramica artistica (Fratte Rosa) nonché per altre attività artigianali a rischio di estinzione, l’allestimento di centri espositivi di prodotti tipici finalizzati alla fruizione enogastronomica di qualità. Le strategie di azione della fase Leader Plus hanno impegnato il GAL Flaminia-Cesano in numerose iniziative fra le quali si sottolinea la rinaturalizzazione delle aste fluviali (con messa a punto di piste ciclabili e ippovie, vedasi ad esempio ‘la via dei mulini’ a San Lorenzo in Campo), la tutela della biodiversità (difesa e promozione della cipolla di Castelleone di Suasa, della fava per Tacconi di Fratte Rosa). Attualmente il GAL Flaminia-Cesano è impegnato fra l’altro nella promozione del parco storico-culturale “Alta Marca”, nell’implementazione della filiera corta per i prodotti agricoli, ed ha una posizione in materia energetica a favore della diversificazione delle fonti all’insegna dello sviluppo sostenibile.

Una centrale termoelettrica delle dimensioni proposte avrebbe senza dubbio un drastico impatto negativo sul turismo di qualità senza il quale tutte queste misure del Programma di Sviluppo Rurale sarebbero prive dell’interfacciamento necessario e pertanto vanificate in gran parte. Né sono da trascurare gli impatti negativi sull’agricoltura di qualità dovuti all’inquinamento atmosferico per cui si rimanda alla parte 2 delle presenti Osservazioni. Chiaramente è in gioco la stessa tenuta identitaria di un territorio (a tutt’oggi precaria), ed è noto che la sua perdita a favore di una indistinta massificazione di stili di vita e di consumi produce disgregazione sociale, emarginazione, disagio giovanile, solitudine della popolazione anziana, con un incremento dei costi economico-sociali relativo a tale esito nefasto.

Sul piano specifico della fruizione dei beni culturali sono infine da rimarcare due progetti già attivi che mirano alla valorizzazione del patrimonio diffuso nel territorio marchigiano; entrambi costituiscono uno sforzo notevole da parte della P.A. che si vedrebbe irrazionalmente contrastato dall’attuazione del progetto Edison.

1) Progetto CentoBorghi, a cura dell’Assessorato Beni Artistici, Storici, Archeologici della Provincia di Pesaro e Urbino, che condurrà un censimento meticoloso dei beni anche ‘minori’ (borghi, torri, fabbricati rurali, case di terra e paglia), attività di recupero mirate (ad es. il recupero del Borgo di San Costanzo – comune interessato dall’elettrodotto annesso al progetto Edison), sosterrà la creazione di un sistema organico denominato “Parco Archeologico Provinciale”; il progetto “si propone di contribuire a promuovere lo sviluppo sostenibile e di qualità del nostro territorio attraverso la valorizzazione della ricca presenza di beni culturali, storico-artistici, archeologici, architettonici, demoetnoantropologici e urbanistici, a cominciare dai contesti omogenei rappresentati dai piccoli e piccolissimi centri e nuclei urbani” (cit. dal sito www.beniculturali.provincia.pu.it).

2)  Progetto Carta Musei Regionale, che sulla scorta di una precedente esperienza attuata dalla Provincia di Ancona, segna la promozione a livello regionale del Sistema Museo Diffuso, che mira a valorizzare a pieno una risorsa che essendo diffusa nel territorio abbisogna di coordinamento, di promozione, di informazione e di cura dell’immagine. “Preso atto delle particolari caratteristiche culturali del territorio marchigiano, con la promulgazione della Legge Regionale n. 6/98 sul Museo Diffuso è iniziata nella Regione una importante opera di costruzione di reti museali territoriali, in grado di rappresentare un valido strumento di valorizzazione del patrimonio culturale e artistico diffuso sul territorio, oltre che uno strumento efficace di promozione turistica, economica e sociale” (cit. dal sito www.cartamusei.marche.it).

I riconoscimenti di qualità agricola e turistica ottenuti dai Comuni coinvolti e cointeressati dal progetto della Centrale Turbogas sono molteplici e hanno una concentrazione davvero singolare:

    Bandiere verdi dell’Agricoltura (premio della Confederazione Italiana Agricoltori): Barchi, Castelleone di Suasa, Castel Colonna, Corinaldo, Mondavio.
    Bandiera arancione per il turismo di qualità (riconoscimento del Touring Club Italiano): Corinaldo, Mondavio.
    “Borghi più belli d’Italia”: Corinaldo.
    Bandiera blu (il turismo balneare è attività che avviene sempre più in sinergia con l’entroterra): Senigallia, Mondolfo (la frazione marittima di Marotta è alla foce del Cesano), Fano.

Si noti che proprio Corinaldo e Mondavio, direttamente coinvolti dal progetto Edison, sono quelli plurimamente premiati.

Corinaldo, dulcis in fundo, ha ottenuto il prestigioso riconoscimento da parte della Commissione Europea, di Destinazione Europea d’Eccellenza; in Italia sono solo altri due i Comuni che detengono tale riconoscimento: Penisola del Sinis (Sardegna); Specchia (Puglia).

Il proposto progetto della Edison SpA consta di due elementi fortemente impattanti il sistema dei beni e delle valenze culturali e paesaggistiche, negli aspetti naturalistici, storico-artistici, architettonici, monumentali, etnoantropologici.

Il primo è la centrale stessa, che ha un ingombro, sia in termini di alzati, di volume complessivo, di dimensioni in pianta, di colore, di rumore, di camini, di pennacchi ai camini, di lavori in fase di cantiere, veramente enorme se si considera la scarsa ampiezza della valle presso cui andrà ad insistere. Al proposito si sottolinea che il Comitato Sviluppo Sostenibile Valcesano, nelle proprie Osservazioni, ha ricostruito autonomamente il fotoinserimento del progetto nel paesaggio circostante e che da ciò ne risulta un quadro molto diverso da quanto reso dal proponente, in senso peggiorativo. Peraltro, come già sottolineato da altri, in termini di numero di visuali il proponente ha prodotto una assai limitata ricostruzione dell’inserimento visivo del progetto, che ignora ad esempio la direttrice panoramica di cui alla Tav. 7 del Piano Paesistico Ambientale Regionale (PPAR) Marche, che corre da SE a NE del sito del progetto.

Il secondo elemento è l’elettrodotto, che dal sito della centrale raggiunge la località di Lucrezia di Cartoceto, passando dunque dalla Val Cesano alla Val Metauro, interessando i territori di Monte Porzio, Orciano di Pesaro, San Giorgio di Pesaro, Piagge, San Costanzo, Cartoceto. I tralicci sono alti molto spesso fra i 35 e i 50 m e talvolta anche oltre. Non si tratta certo di una tecnica aggiornata, dal momento che in altri casi documentabili in Europa si è invece adottato il sistema dell’interramento. Si capisce che l’impatto visivo su un paesaggio agreste che ha mantenuto un suo equilibrio fra attività umana e naturalità, perso altrove nelle Marche e al di fuori di esse, è assolutamente notevole. Né si può trascurare l’effetto indotto da questo degrado paesaggistico sull’attrattiva turistica dei piccoli centri storici interessati dall’opera in parola, di cui infatti sottolineeremo le potenzialità.

A livello di tutela generale il PPAR, nella definizione dei sottosistemi territoriali, individua nell’area di immediato impatto della proposta Centrale, tre aree a “qualità diffusa” (aree C di cui all’art. 20 delle NTA e alla Tav. 6): Mondavio, Castelleone di Suasa, Corinaldo. Tutte sono in quasi totale sovrapposizione con la più specifica categoria paesaggistica che fa capo al concetto di “paesaggio agrario di interesse storico-ambientale”: sono corrispettive alle tre precedenti proprio tre aree di questo tipo, che saranno puntualmente richiamate di seguito. Ciò significa che oltre al paesaggio agrario il PPAR intende tutelare il complesso dei beni architettonici anche minori, quali “torri, case coloniche, ville, alberature, pievi, archeologia produttiva, fornaci, borghi e nuclei [...] emergenze naturalistiche”. Da notare bene che l’area di qualità diffusa di Mondavio confina con l’area del proposto impianto (cfr. Tav. 6 del PPAR)! Per quanto concerne l’elettrodotto si noti che esso transiterà in un’altra area C a qualità diffusa compresa fra Piagge e San Costanzo. L’art. 23 delle NTA del PPAR prescrive, nel senso dell’indirizzo politico da adottare, che nelle aree C siano ammesse solo quelle trasformazioni “che siano compatibili con l’attuale configurazione paesistico-ambientale o determinino il ripristino e l’ulteriore qualificazione”.

Inoltre la Val Cesano è area V cioè ad alta percettività visuale in relazione alla rete infrastrutturale della mobilità (v. Tav. 7 del PPAR). L’art. 23 delle NTA del PPAR  prescrive per le aree V che “deve essere adottata una politica di salvaguardia, qualificazione e valorizzazione delle visuali panoramiche percepite dai luoghi di osservazione puntuali o lineari”.

Gli impatti dei due elementi coprono areali differenti ma parzialmente sovrapposti. Di seguito sarà proposta un’analisi dell’impatto che tiene distinti i due insiemi di impatti, salvo poi rilevarne, gli effetti deleteriamente sinergici nelle zone di sovrapposizione.
2 – L’impatto riferibile alla Centrale termoelettrica

Occorre considerare sia il punto di vista della tutela dei beni culturali, naturalistici e paesaggistici in senso stretto, sia il punto di vista di quelle attività umane che vi sono direttamente connesse, che hanno rilevanza economica e sociale, in particolare il turismo, nella forma speciale che nel territorio in questione sta virtuosamente affermandosi.

Questo schema suggerisce di procedere in maniera ‘concentrica’, partendo dall’analisi dei beni culturali, naturalistici e paesaggistici che siano in diretto rapporto visivo con l’opera proposta (a), per poi estendersi a quelli contenuti nella totalità dei territori comunali interessati dal bacino intervisuale dove l’opera è cioè visivamente rilevabile (b), ed infine presso un’areale più ampio che intende rappresentare l’unità geografica e quindi anche potenzialmente turistica di riferimento (c). L’insieme (a) interessa fortemente il danno ai beni culturali come tali, oltre che al turismo per quanto possa inerire tale limitato ambito; l’insieme (b) contempla il danno diffuso al paesaggio circostante nonché l’impatto sul turismo competente ai centri coinvolti; l’insieme (c) si riferisce all’impatto indotto sul turismo di un sistema più ampio, senza uscire tuttavia dall’area geografica effettivamente di riferimento; ad esempio si eviterà di invocare località lontane sia pure importanti dell’Alta Valcesano, benché ciò possa essere opportuno: si eviterà così una eccessiva ‘diluizione’ della valutazione d’impatto, e per mostrare viceversa come anche mantenendosi all’ambito ragionevolmente ristretto, la quantità e la qualità dei beni coinvolti sia impressionante e non possa assolutamente essere sottovalutato.

Per quanto riguarda l’aspetto naturalistico, pur senza addentrarci nell’analisi tecnico-scientifica degli impatti su flora e fauna selvatiche, non si mancherà di evidenziare tutte le valenze specifiche del territorio negli insiemi di cui sopra (a), (b), e (c), anche aldilà delle relazioni con l’attività turistica, nella consapevolezza che un habitat frammentato mostra interconnessioni su areali anche vasti, e tale interconnessione vale di conseguenza anche per gli impatti prodotti su uno dei suoi elementi costitutivi.
2.1 – L’insieme dei beni culturali, paesaggistici e naturalistici nel bacino di intervisibilità della Centrale (a).

1. Paesaggio agrario di interesse storico-ambientale “Mondavio” (n° 14 – Tav. 8 PPAR).

Il Piano Paesistico Ambientale Regionale (PPAR) identifica le aree del paesaggio agrario di interesse storico-ambientale (art. 38 delle Norme Tecniche di Attuazione – NTA), identificate come quelle in cui “permangono elementi e tracce dei modi tradizionali di coltivazione unitamente a diffusi manufatti agricoli e vegetazione abbondante, anche spontanea” e le individua cartograficamente alla Tav. 8. Al n° 14 di cui all’elenco in legenda vi è “Mondavio” e corrisponde a buona parte del territorio meridionale del Comune di Mondavio fino a comprendere parte dell’abitato di San Michele al Fiume. Dunque il confine del bene tutelato dal PPAR disterebbe solamente 1,1 Km (circa) dalla Centrale Turbogas. Innegabilmente le emissioni in atmosfera di ossidi di azoto, monossido di carbonio, ozono, diossido di zolfo non mancheranno di danneggiare direttamente e/o indirettamente le piante (ad esempio con l’azione di piogge acide), anche provocandone la morte. Si produrrebbe cioè un danno equivalente al taglio della vegetazione (non infestante o di piantagione produttivo-industriale) che sia arbustiva e di alto fusto, taglio che è espressamente vietato dal PPAR all’art. 38 delle NTA. Evidente è l’incoerenza del progetto Edison con tutto l’insieme di valori tutelati e la eventuale destituzione di senso delle finalità della Regione che come è detto sempre all’art. 38, “promuove azioni di specifico sostegno economico-finanziario a favore degli imprenditori agricoli e delle aziende agricole per la tutela dei relativi caratteri paesistico-ambientali sulla base di un apposito progetto finalizzato, nonché ai sensi delle corrispondenti direttive comunitarie”.

2. Case di terra in località Sant’Isidoro di Corinaldo.

Le case costruite in mattoni crudi e paglia sono una testimonianza dell’architettura rurale povera a cui è stato giustamente attribuito un valore documentale, di memoria, di continuità culturale, di estrema rilevanza. Già nel 1982, in accoglimento ad una proposta della Soprintendenza per i Beni Culturali e Paesaggistici delle Marche, il Ministero per i Beni Culturali con apposito DM 29 novembre 1982 aveva sancito l’interesse “particolarmente importante” della Casa di terra di Via del Molino di Ostra Vetere. Poi il D Lgs 490/99 ha riconosciuto tali beni come “bene e testimonianza di notevole interesse storico-culturale”. Il D Lgs 42/04, che ha sostituito il precedente D Lgs citato, introducendo i temi demoetnoantropologici contestualmente al concetto di ‘sistema’ di beni, consente finalmente di considerare questo tipo di bene singolo al di là della sua individualità, e di calarlo come “elemento appartenente ad un sistema di beni interconnessi reciprocamente e con il territorio inteso nelle sue complesse peculiarità di ordine storico, ivi comprese quelle attinenti la sfera sociale ed economica” (Polichetti, p. 17). Nell’ambito di questa connessione di beni, anche volendo rimanere a ciò che è già stato solidamente riconosciuto e sottoposto a tutela, non può sfuggire la relazione proprio con il paesaggio agrario di interesse storico-ambientale di cui al punto precedente. Le case di terra sotto elencate ne sono infatti elementi più che pertinenti, pur insistendo su un area leggermente esterna ad esso. Nel comune di Corinaldo risultano censite 4 case di terra (Bravi e Canullo, p. 52), di cui 2 in località Sant’Isidoro, vicinissime al perimetro del paesaggio agrario storico di cui al precedente punto, e distanti a loro volta assai poco dalla proposta Centrale Turbogas.

a. Casa di terra presso la Strada del Perino (cfr. Gruppo Società Ambiente 2006, p. 167).

Coordinate geografiche (WGS84): Lat 43°39’8,5’’ N – Long 13° 0’3,1’’ E.

Distanza da Centrale Turbogas: circa 1,2 Km.

Stato di conservazione all’apparenza: buono.

b. Casa di terra in Via Sant’Isidoro.

Coordinate geografiche (WGS84): Lat 43° 39’ 28,4’’ N – Long 13° 01’14,1’’ E.

Distanza da Centrale Turbogas: circa 0,8 Km.

Stato di conservazione all’apparenza: buono.

La casa di terra in tal caso non è isolata ma è parte di un edificio costruito con tecniche eterogenee.

3. Fasce di tutela del Fiume Cesano – Foresta Fossile – Ritrovamenti paleontologici.

La centrale in progetto ricade entro i 150 m di fasce di tutela per lato del fiume (art. 142 D Lgs 42/04), riportate peraltro alla Tav. 1 del PPAR.

Meno che mai nel caso del medio corso del Cesano si tratta di una tutela generica: la presenza di una Foresta Fossile (Coccioni 2005 – Allegato 1), dove oltre alle interessantissime emergenze paleobotaniche sono state rinvenute tracce di Homo Neanderthalensis ed è avvenuto il ritrovamento di frammenti ossei riconducibili a due esemplari di Bison Priscus presso San Lorenzo in Campo, apre prospettive interessanti per l’istituzione di un parco fluviale che partendo dal già esistente Parco della Vita di Monte Porzio giunga fino ai territori di Corinaldo, Mondavio, San Lorenzo ed oltre. Quest’ultimo parco comprende infatti solo una minima parte di quanto potrebbe essere messo in luce ed adeguatamente valorizzato. Ma indubbiamente il progetto Edison non mancherà di avere un impatto negativo sulla fruizione del già attivo Parco della Vita di Monte Porzio se solo si pensa che la Centrale sarà direttamente visibile (e in modo imponente) dal centro storico di Monte Porzio che è in posizione elevata. Questo impatto va valutato nella sua componente culturale e didattica, essendo questa essenzialmente la fisionomia del Parco della Vita, dotato di pannelli illustrativi e percorsi tematici (cfr. Berardi 2003).

4. Villa Cesarini o Villa San Lorenzetto.

Questa villa storica e monumentale disterebbe circa 2 Km dalla Centrale Turbogas, in diretto collegamento visivo con essa. La realizzazione della centrale termoelettrica renderebbe certamente incongrua l’auspicata azione a favore della fruibilità pubblica della struttura. “Il conte Giacomo [Cesarini] (1859 – 1933) provvide a far realizzare il giardino attorno alla villa, oggi tutelato dal Ministero per l’ambiente per il suo valore paesaggistico. A lui si deve inoltre la costruzione della torretta che appare sul lato destro della casa. La dimora sorse ai primi dell’Ottocento; l’oratorio adiacente venne consacrato dal vescovo di Senigallia Ippolito De’ Rossi nel 1764 e dedicato ai Santi Lorenzo e Ippolito, nomi dei due fratelli Spadoni a cui si deve l’edificazione della piccola chiesa. Nelle vicinanze della villa sorge il complesso degli edifici che completano la dimora: la scuderia, la limonaia, l’abitazione del custode con la rimessa delle carrozze, il lavatoio e la casina fotografica. Ma ciò che caratterizza la residenza e le conferisce un indiscusso pregio sono il parco e il giardino all’italiana ornati da numerosi elementi figurativi secondo la sensibilità e la fantasia di chi li volle: vi si ammirano la cosiddetta “Montagnola” posta vicino all’entrata, a forma di belvedere dalla quale si spazia con la vista su tutto il giardino, il labirinto dei sempreverdi, una singolarità di queste dimore, ed ancora la casina fotografica immersa completamente in una siepe di bambù; inoltre alcune grotte artificiali costruite in cemento, sedili, statue mitologiche, nicchie, il parterre al centro detto “la nave” e molte querce con rampicanti che completano lo sfondo naturale. Il parco è di oltre due ettari” (cit. dalla scheda di Simone Ragnetti dal sito www.lavalledelcesano.it). Da non trascurare anche l’impatto dell’inquinamento atmosferico prodotto dalla Turbogas sui numerosi alberi tutelati, fra i quali piace citare gli alti lecci secolari e specie altrove minacciate o sempre più rare come l’olmo campestre, il corbezzolo, il tiglio e una specie esotica come il Cedro dell’Himalaya.

5. Ex-Convento degli Zoccolanti in Contrada Valdiveltrica.

Questo complesso storico sito nel Comune di Mondavio ha tradotto le sue testimonianze artistiche, architettoniche residue in una struttura turistica ricettiva privata, senz’altro ad elevato valore aggiunto. La posizione panoramica dalla quale si gode una particolare vista di Mondavio, nonché la sua relativa vicinanza al mare, è indubbiamente parte del suo appeal. Tuttavia disterebbe solamente 2,1 Km dalla Centrale Turbogas e proprio dalla sua posizione o almeno dai suoi immediati dintorni si scorgerebbe l’enorme sagoma della centrale termoelettrica. Appare superfluo aggiungere che qualunque argomento di attrazione turistica della struttura basato sulla salubrità dell’aria o sull’integrità del paesaggio perderebbe di serietà ed appropriatezza.

6. Santa Maria in Portuno (Madonna del Piano).

Si tratta di un complesso religioso, storico, artistico, archeologico, di primaria rilevanza, vero e proprio ‘fiore all’occhiello’ di Corinaldo e della Valle del Cesano. Si tratta infatti oltre che di un importante santuario mariano, come testimonia una collezione di preziosi ex-voto storici, di un contenitore di opere d’arte (fra tutte spicca il Crocifisso con la Maddalena del veronese Claudio Ridolfi vissuto a cavallo tra XVI e XVII secolo), di testimonianze archeologiche (vi è esposto un miliario di epoca tardo-imperiale – CIL XI/2 n° 6631; sono visitabili i resti della fornace romana rinvenuti sotto l’abside, dove tracce di un precedente edificio alto-medioevale danno misura dell’antichità e dell’importanza di questo luogo già soggetto ai monaci di Fonte Avellana). La chiesa attuale, di cui pur nell’ambito della sua definitiva veste settecentesca sono stati messi in luce importanti elementi architettonici delle fasi precedenti, è solo ciò che resta di un ben più ampio precedente monastero, di cui la Missione Archeologica dell’Università di Bologna sta mettendo in luce vari elementi. Attualmente alla chiesa è annesso un Antiquarium visitabile, così come i resti strutturali di alcune tombe sono stati messi alla luce. L’importanza di Santa Maria in Portuno è testimoniata dalla numerosa bibliografia, della quale qui si riporterà quella più recente dovuta soprattutto al Prof. Giuseppe Lepore del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna (Lepore 2000, 2001-2002, 2005, 2006, 2008; ma vedasi anche Baldelli et alii 2008). La divulgazione delle scoperte avviene anche on-line, basti pensare alla voce monografica su Wikipedia, e al sito internet dedicato www.santamariainportuno.it.

La Centrale Turbogas in progetto dista da questa grande valenza culturale nonché turistica solamente 2,3 Km circa e sarebbe visibile almeno dai suoi immediati dintorni. Ulteriore aggravante: l’elettrodotto con i suoi alti tralicci disterebbe soltanto 1,3 Km circa! Si consenta ora una breve quanto apparente digressione. Le Marche hanno un patrimonio inestimabile solo annoverando l’architettura religiosa antica. Ma pensiamo a un caso emblematico: la Chiesa romanica di Santa Maria a Pié di Chienti, a Montecosaro Scalo in provincia di Macerata, è bella quasi come San Pietro in Tuscania, come i magnifici esempi di romanico pisano o lucchese. Non è però altrettanto famosa. Forse perché è stata indiscriminatamente ‘sepolta’ da una zona industriale dove può capitare al visitatore di essere sommerso dall’olezzo di solventi chimici appena parcheggiato il proprio veicolo! Si è dovuto cioè sacrificare una risorsa e un valore importanti in nome solamente dell’incapacità di gestire e pianificare correttamente il territorio.

7. Santa Maria della Quercia.

Questa chiesa è un piccolo gioiello rinascimentale (risale al 1521 come ampliamento di una precedente chiesa trecentesca e ha mantenuto l’aspetto originario), caratterizzata da un elegante portico di ingresso e da diversi affreschi tutti molto pregevoli (quello raffigurante i SS. Pietro e Paolo è attribuito al Ridolfi, un altro ritrae Mondavio come appariva nel sec. XVI). La chiesa sorge in prossimità del Cimitero, ed è dunque parte di un luogo di raccoglimento e silenzio dove fanno ombra diversi alberi vetusti. Il tutto è in connessione visiva diretta con il proposto impianto Turbogas e disterebbe da esso 2,7 Km circa. Si tenga presente che viste le dimensioni della Centrale (oltre 6 ettari di suolo occupato) si tratta di un oggetto ‘ingombrante’ anche a una certa distanza.

8. Mondavio.

Mondavio, assieme a Monte Porzio, è il centro storico che è in posizione di visibilità diretta con il proposto impianto di Centrale Turbogas, dalla quale disterebbe solo 3 km circa. Pertanto i turisti in visita alla famosa Rocca di Mondavio, singolare capolavoro di architettura militare dovuto al genio di Francesco di Giorgio Martini nella fase tarda del suo operato, si troverebbero una volta saliti sugli spalti, a capofila degli elementi del panorama, altrimenti splendido, l’ingombrante e certo non attraente sagoma della Centrale Turbogas. La delusione sarebbe cocente e molto difficilmente si potrà in seguito parlare sul serio di promozione turistica, di bandiera arancione (Mondavio la detiene), nonché di enogastronomia a base di prodotti tipici! Gli investimenti di Mondavio solo in fatto di musei sono stati ingenti (ben tre ne ospita: il Museo civico presso la suggestiva sede dell’ex-convento di San Francesco, contenente pregevoli opere fra cui un dipinto attribuito al Ridolfi e un tabernacolo ligneo del sec. XVII; il Museo delle Cere, attrattiva per gite scolastiche o per tutta la famiglia; il Museo di rievocazione storica contenente la ricostruzione di un banchetto rinascimentale e di altri coevi aspetti drammatici come la carcerazione, la tortura, la guerra). Né una gita a Mondavio si riduce solo a questo: già il capolavoro gotico di Carlo da Camerino conservato nel Palazzo del Municipio merita una visita. La stessa fama locale di Mondavio come località turistica non può essere sottovalutata.

9. Monte Porzio.

Dei due nuclei storici del relativo territorio comunale, Monte Porzio e Castelvecchio, il primo è quello che si trova in diretta connessione visiva con il sito del progetto proposto, a 4,3 Km circa.

Inoltre l’elettrodotto in progetto, con i suoi alti tralicci, si avvicina a Monte Porzio fino a solamente 1,5 Km circa (misurando dal castello).

Del piccolo castello di Monte Porzio si apprezza la piazza centrale dove si situa in una cornice settecentesca un insieme di monumenti: il Palazzo Pubblico (già del Vicario), il Palazzo dei Conti di Montevecchio, la Chiesa di Santa Maria Assunta che contiene fra le altre pregevoli opere un dipinto del pittore dell’età barocca Andrea Sacchi. Una visita a Monte Porzio è un logico complemento a quella da deputare al vicino centro di Castelvecchio dove vi è l’importante Castello Barberini.

10. Orciano di Pesaro.

Orciano di Pesaro non ha un rapporto di visibilità diretta con il sito dove dovrebbe sorgere la Centrale, ma è elemento costitutivo del panorama relativo al bacino ristretto di intervisibilità dell’opera proposta, nel senso che già una parziale elevazione sul piano della valle, sul versante meridionale di essa, transitando lungo una delle strade panoramiche che scendono da Corinaldo, ci scopre la visuale di Orciano, che presenta uno skyline caratteristico offertoci dalle due torri campanarie dirimpettaie, purtroppo non disgiuntamente dalla Centrale Turbogas, se fosse realizzata.

L’impatto è dunque sul contesto in cui Orciano si situa, e indirettamente al centro stesso, che è tutt’altro che privo di attrattive turistiche. Dall’impianto Orciano disterebbe 4,7 Km circa. Ma anche in questo caso, come nel precedente di Monte Porzio sia pure in misura sensibilmente inferiore, agisce anche l’impatto visivo dell’elettrodotto che arriva a distare in intervisibilità diretta con il centro storico circa 4,6 Km.

Oltre alla bellezza dello stesso centro storico con le sue svettanti torri campanarie, si segnala un vero e proprio capolavoro dell’architettura rinascimentale: la chiesa di Santa Maria Novella, edificata nel 1492 da Baccio Pontelli. Essa è particolarmente famosa per lo splendido portale che una tradizione popolare priva di riscontri vorrebbe attribuire a Raffaello. Assolutamente non da meno è comunque l’interno che incastona uno spazio armonioso, geometricamente perfetto, nello schema a pianta centrale. A Baccio Pontelli si deve anche un importante contributo di rinnovamento della Torre Malatestiana.

11. Monterado: Castello e Bosco.

Il Castello di Monterado disterebbe circa 7,5 Km dalla Centrale Turbogas, e con la quale sarebbe in rapporto di diretta intervisibilità. Nonostante la distanza non piccola, si può stimare che, a causa delle dimensioni dell’impianto l’impatto visivo sia ancora tutt’altro che trascurabile. Tenendo conto della larghezza in pianta l’angolo visuale che la Centrale coprirebbe avvistata da Monterado può stimarsi attorno ad 1°. Si consideri che quando ammiriamo la Luna l’angolo visuale che ne è coperto ammonta a circa 0°,5. La struttura, di proprietà privata, è attualmente un’azienda ricettiva alberghiera, che si propone come luogo di convegni, per matrimoni, in generale per il turismo di qualità, e riceverebbe danni non facilmente calcolabili sul piano economico dall’eventuale costruzione della Centrale.

“Sorto sulle fondamenta di un’antica pieve dei monaci avellaniti dell’anno mille, deve i suoi decori all’architetto Luigi Vanvitelli, di cui oggi rimane gran parte del lavoro originario. Dalla corte interna si accede all’antica cappella costruita quando il palazzo apparteneva al Collegio germanico della Compagnia di Gesù. E’ qui che si può ammirare una maestosa tela, dipinta nel 1784, raffigurante una Madonna con i santi Ignazio di Loyola, Francesco Saverio e Luigi Gonzaga.

Numerosi oggetti d’epoca e libri immortali sono conservati nei settecenteschi scaffali finemente dipinti della biblioteca [...] ‘Delle quattro stagioni’ è invece il soprannome del salone dalle pareti affrescate con scene legate ai cambiamenti stagionali. Lo spazio interno si allarga così al di fuori fino a comprendere l’ambiente naturale del quale il castello è parte integrante. Amorini, Afrodite, Atena, questi invece i nomi  delle stanze cui si accede dalla galleria del piano nobile, decorate con raffigurazioni mitologiche e commissionate da Augusto Massimiliano, Principe di Leuchtemberg, figlio del viceré d’Italia Eugenio di Beauharnais, e attribuiti al pittore marchigiano Corrado Corradi. Fanno da corona i colori fioriti di un grande giardino all’italiana all’ombra  di giganteschi cedri del Libano ed il bosco di pini e querce secolari piantato nel 1846 dal Conte Cerasi. Sette sono gli ettari di parco coi sentieri che permettono di godere la tranquillità della natura. La piazzetta antistante il castello è il cuore del borgo dove si affacciano le case più antiche e dove si percepisce ancora la vita operosa di chi, in questo spazio, trovava l’incontro quotidiano. Grazie alla sua posizione, questo castello è un punto di partenza ideale per passeggiate ed escursioni turistiche verso località marchigiane dalle bellezze naturali, artistiche e culturali più o meno note.  Tra questi, l’area del parco agro-fluviale del Cesano attorno a Monterado, per visitare frantoi, cantine e acquistare prodotti tipici locali, come il  salame di Frattula” (cit. dall’articolo monografico di Mara Costantino sul sito www.paesaggiritrovati.it).
2.2. – L’insieme degli altri beni culturali, naturalistici e paesaggistici nei territori dei Comuni più direttamente coinvolti dagli impatti visivi della centrale termoelettrica proposta (b).

I Comuni che vengono inclusi in questo novero sono quelli coinvolti da un bacino di intervisibilità afferente in senso lato al sito proposto per la Centrale Turbogas: Corinaldo, Castelleone di Suasa, Monterado, Monte Porzio, Orciano di Pesaro, Mondavio, Barchi, San Lorenzo in Campo. Senza la pretesa di essere esaustivi, molti dei principali beni culturali, naturalistici e paesaggistici dei relativi territori saranno di seguito elencati e brevemente commentati, anche quelli cioè lontani dal rapporto di visibilità diretta o indiretta con la proposta centrale.

Sommario.

Corinaldo: Centro storico. Casa natale di Santa Maria Goretti. Chiesa di Sant’Anna. Paesaggio agrario di interesse storico-ambientale “Corinaldo” (n° 17 – Tav. 8 PPAR).

Castelleone di Suasa: Area Archeologica di Suasa. Centro Storico. Paesaggio agrario di interesse storico-ambientale “Castelleone di Suasa” (n° 16 – Tav. 8 PPAR).

Monte Porzio: Castello Barberini (Castelvecchio). Casale Barberini (Castelvecchio).

Orciano di Pesaro: Montebello. ZPS08 (parte centrale).

Mondavio: Sant’Andrea di Suasa. Ex-Convento dei Cappuccini.

Barchi: Centro storico.

San Lorenzo in Campo: Abbazia di San Lorenzo. Altri monumenti del centro storico. Montalfoglio. San Vito sul Cesano.

Corinaldo.

12. Centro storico.

Distanza dalla Turbogas: 3,2 Km circa.

Non è possibile rimarcare adeguatamente in poche righe l’importanza di Corinaldo e dei suoi monumenti per i quali esiste una poderosa bibliografia (basti pensare, come sopra ricordato, che è stato incluso fra le Destinazioni Europee d’Eccellenza – a cura della Commissione Europea / Imprese e Industria); è piuttosto il caso di fare un ragionamento sull’impatto indiretto sul turismo causato dall’impianto proposto dalla Edison, se realizzato. L’immagine di Corinaldo è stata più volte promossa a livello nazionale ed europeo, ed è fortemente connessa allo stato di ottima conservazione della sua cinta muraria, essenzialmente di fattura quattrocentesca e cinquecentesca, restaurata attorno agli anni Settanta del secolo scorso. Ciò dovrebbe far concludere che Corinaldo è particolarmente sensibile agli interventi sul suo territorio circostante, proprio perché l’immagine che se ne è promossa ha come elemento più forte e caratterizzante il suo aspetto più esteriore, che si può apprezzare anche a notevole distanza, secondo visuali differenti in cui vanno a fondersi altri landmarks come il peculiare quanto elegante campanile settecentesco del Santuario di Santa Maria Goretti (ex-chiesa di S. Agostino), chiesa importante al cui interno si conserva un dipinto del grande Federico Barocci. Altri scorci memorabili sono i Cento scalini con il ‘Pozzo della polenta’ e la porta di Sotto, lo Sperone e la Chiesa del Suffragio, la Porta di Sopra con il percorso coperto de ‘i Landroni’, la Via del Quattrocento. Copiosa è inoltre l’opera pittorica del ragguardevole Claudio Ridolfi, profusa in molte chiese di Corinaldo oltre che nella pinacoteca a lui dedicata, pittore veneto già collaboratore di Paolo Veronese e del Barocci.

Corinaldo perciò è un vero gioiello che vuole essere incastonato in un degno supporto, e questo supporto è il paesaggio. Se l’esperienza visiva del visitatore è turbata da idiosincrasie intollerabili quale sarebbe l’apparire dell’impianto Turbogas, la fruizione del bene ne verrebbe menomata, e con essa l’immagine positiva che se ne era costruita con pazienza e stratificazione di memoria collettiva.

13. Casa natale di Santa Maria Goretti.

Bene contestualizzato nel turismo religioso, di per sé non è che una testimonianza storica dell’umile vita condotta dalla Santa, ma fa anche da campione di quell’edilizia rurale povera di cui si promuove oggi il recupero architettonico. Naturalmente è importante anche per la sacralità dei luoghi interessati da questo tipo di turismo (e Corinaldo tende ad assumere tali connotati quasi per antonomasia), che vi sia un autentico rispetto del paesaggio rurale; ciò sarebbe peraltro coerente alla stessa esperienza di vita umile e legata alla vita dei di Maria Goretti che i pellegrini desidererebbero evocare.

14. Sant’Anna.

Questa chiesa patronale, di origine trecentesca ma completamente rifatta nel Settecento, introduce con il suo campanile a vela all’aura di sacralità del non lontano centro cinto di mura. Al suo interno si conserva un assai interessante affresco che raffigura la Madonna col Bambino e Sant’Anna, di anonimo pittore del XV secolo (si ipotizza Francesco di Gentile da Fabriano).

15. Paesaggio agrario di interesse storico-ambientale “Corinaldo” (PPAR).

Come è stato detto sopra, la cornice paesaggistica di Corinaldo è essenziale alla corretta valorizzazione del centro storico-stesso. In particolare nella sua porzione orientale, come indicato nel PPAR, il contado corinaldese ha mantenuto alcune tracce dell’antico assetto rurale. Questa peculiarità, tutelata dal PPAR, raggiunge il crinale che separa la Valle del Nevola, affluente del Misa, dalla Valle del Cesano. Da tale altura la Centrale Turbogas sarebbe pienamente visibile a breve distanza (2 km circa – l’areale comprende anche la summenzionata Villa Cesarini), provocando un’immediata discontinuità nella percezione del paesaggio, rispetto a quella ricevibile nell’ambito del paesaggio agrario di interesse storico-ambientale.

Castelleone di Suasa.

16. Area archeologica di Suasa.

Distanza da Centrale Turbogas: 4,5 Km circa.

Per questa emergenza archeologica di fondamentale importanza si rimanda, anche per gli aspetti scientifici, alle Osservazioni al Progetto Edison SpA già prodotte dal Consorzio Città Romana di Suasa. Qui si faranno solamente alcune considerazioni di carattere generale sulla natura dell’impatto del proposto impianto. I visitatori che provengano da Corinaldo (e cioè più in generale da Sud e da Est, da Senigallia) sia che percorrano la Valle del Cesano da subito, sia che utilizzino la Provinciale che porta a Castelleone di Suasa, per poi scendere all’area archeologica, avranno a loro fianco o al loro cospetto l’immensa mole della Turbogas, e ne lasceranno la visione a più amene cose d’antichità solo pochi istanti prima. Non diversamente chi provenga, ovviamente, direttamente dalla bassa Valcesano (ad es. dal casello autostradale di Marotta),  o da Mondavio. Di quattro direzioni generali possibili di provenienza, solo quella da Ovest, che senz’altro non porta che una minima parte del potenziale afflusso turistico, rimane scevra dall’impatto visivo della Turbogas. In tutti gli altri casi si vieta al turista di compiere una visita serena e non contrariata a splendori come la Domus dei Coiedii e l’Anfiteatro, struttura totalmente all’aperto decisamente sensibile alle ‘variabili’ paesaggistiche.

17. Centro Storico.

Distanza da Centrale Turbogas: 6,5 Km circa.

Castelleone di Suasa non è solo archeologia, anche se una visita turistica si propone essenzialmente come appendice a quella presso l’area archeologica. Al suo arrivo, accompagnata da una piacevole teoria di case porticate, ci accoglie la severa mole del Palazzo della Rovere, in stile rinascimentale, con portale cinquecentesco; della seconda metà del Cinquecento è anche la graziosa chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo. Vi si trovano testimonianze archeologiche dell’antica Suasa e nel cortile un artistico pozzo. Una visita infine al Museo Archeologico sarà un logico complemento al tour effettuato presso gli scavi.

18. Paesaggio agrario di interesse storico-ambientale “Castelleone di Suasa” (PPAR).

Non diversamente da Mondavio e da Corinaldo, il PPAR ha riconosciuto in questa terra che dà una cipolla caratteristica e per la quale è stata istruita la pratica per i marchi IGP e DOP, tracce del paesaggio storico, la cui conservazione è essenziale alla promozione della tipicità, né può essere immaginata prescindendo dal suo aspetto estetico, se si intende seriamente promuovere l’agriturismo. Questo paesaggio tutelato insiste essenzialmente sulla parte orientale, sud-orientale e nord-orientale del territorio di Castelleone, a confinare con la panoramica Strada Provinciale che collega il centro a Corinaldo, e fino a raggiungere una distanza di circa 3,6 Km dalla Turbogas in piena intervisibilità diretta.

Monte Porzio.

19. Castello Barberini (in località Castelvecchio).

Distanza dalla proposta Centrale Turbogas: 5,4 Km circa.

Il Castello che fu residenza dei Principi Barberini, di origini antiche, fu adattato da quella famiglia, che ne smussò il carattere militare conferendogli un elegante aspetto. Esso ha un’elevata visibilità e capacità attrattiva panoramica. Al suo interno costituiscono un patrimonio culturale l’archivio con i registri dell’amministrazione agraria; nello studio vi sono numerosi documenti di famiglia, nonché due carte geografiche antiche rappresentanti le proprietà dei Barberini attorno al castello. Interessanti anche le stanze, spesso affrescate, i cortili, le cantine, la galleria sotterranea scavata nell’arenaria (v. Minardi e Guanciarossa 2007).

20. Casale Barberini (presso Castelvecchio).

Distanza dalla proposta Centrale Turbogas: 5,6 Km circa.

La dipendenza del Castello, chiamata ‘La Palombara’ è oggi una struttura ricettiva agrituristica di grandi dimensioni e di notevole fascino, con le sue stanze dagli arredi storici e il suo ampio giardino. Posta in collegamento visivo con il Castello è dotata di una panoramica decisamente suggestiva. L’impatto della Centrale Turbogas non è chiaramente valutabile, ma si tenga presente che la non lontana ‘Zona Industriale Barberini’ non è certo un fattore attenuante nei confronti della problematica valutativa,  ma va anzi considerato come impatto preesistente a cui l’assommarsi del nuovo potrebbe condurre a una situazione ‘critica’.

Orciano di Pesaro.

21. Montebello.

Questo piccolo centro completamente cinto di mura, conserva ancora molto del suo aspetto antico, con il suo massiccio Palazzo o Castello, la dirimpettaia chiesa circolare di Sant’Anna, ed elementi architettonici diffusi di età rinascimentale. All’interno del Palazzo, si trovano numerosi affreschi e malconci stucchi risalenti, fra gli altri, all’opera di Taddeo Zuccari. Montebello è considerata la perla del territorio di Orciano e le sorti della sua promozione turistica sono legate a quelle del centro maggiore. Distanza dalla proposta Centrale Turbogas: 9,4 Km circa.

22. ZPS08 (parte centrale): Zona Protezione Speciale – Tavernelle sul Metauro (Foresta demaniale alluvionale).

Questa ZPS di ambiente fluviale, lungo la Valle del Metauro, occupante fra gli altri anche una porzione del Comune di Orciano, raggiunge proprio in tale segmento la maggior vicinanza alla proposta Centrale Turbogas: 10,4 Km. L’inquinamento atmosferico prodotto dalla Turbogas, in particolare le polveri sottili che possono anche massicciamente investire aree relativamente lontane, è senz’altro un fattore di rischio per l’habitat dell’avifauna che è l’oggetto specifico della tutela della ZPS, sia pur presumibilmente minore rispetto alle vulnerabilità riconducibili alla più o meno buona gestione dell’ecosistema fluviale.

Mondavio.

23. Sant’Andrea di Suasa.

Distanza dalla proposta Centrale Turbogas: 5,5 Km circa.

Questo piccolo gioiello è un antico borgo completamente cinto di mura di origine malatestiana, a tutt’oggi ben conservata, che si distingue per la bellezza del suo ingresso, sormontato da una torre campanaria, raggiunto da una rampa che al di sotto vede un arco di passaggio. Sant’Andrea di Suasa è al centro di un altro lembo di paesaggio agrario che il PPAR riconosce come area C (area a qualità diffusa – v. sopra), e al margine della specifica tutela del paesaggio agrario di interesse storico-ambientale “Fratte Rosa – Mondavio” (n° 13).

24. Ex-Convento dei Cappuccini.

Distanza dalla proposta Centrale Turbogas: 4,3 Km circa.

Complesso monumentale risalente al XVI secolo, sottoposto a vincolo (v. Tav. 16 PPAR), oggi funzionante come struttura ricettiva alberghiera in aperta campagna, naturalmente sensibile all’impatto prodotto dalla centrale. Situato fra Mondavio ed Orciano.

Barchi.

25. Centro storico.

Il centro storico di Barchi fu, per volere di Guidubaldo II Della Rovere, profondamente ridisegnato dal geniale architetto bolognese Filippo Terzi (1520-1597), il quale si rese poi famoso in Portogallo. Ne venne la realizzazione di una piccola ‘città ideale’ dove edifici civili e religiosi, ora totalmente racchiusi dentro le mura castellane, vengono a disegnare uno schema geometrico dettato dalle proporzioni auree, sotto l’influsso delle idee del matematico Luca Pacioli (v. De Santi 2002). Fra gli altri numerosi interventi, fu aperta la Porta Nuova, dalle linee semplici ed eleganti, edificato il Palazzo Comunale, e rimaneggiata la Parrocchiale. Interessante anche la Porta Vecchia, dotata nel Seicento di una felice rampa che raggiunge l’arco d’ingresso dalle agili linee.

Questo oltremodo interessante centro storico disterebbe dalla Turbogas 6,7 Km circa. Si tenga presente che buona parte del territorio comunale di Barchi raggiunge vicinanze assai più elevate al sito del proposto progetto.

San Lorenzo in Campo.

Anche una parte significativa del territorio comunale di San Lorenzo in Campo è molto vicina alla proposta Turbogas (fino alla minima distanza di circa 2 Km). Questo territorio, vocato all’olio e al farro, spicca per una gran concentrazione di beni culturali, di agriturismi, di bellezze paesaggistiche, di luoghi singolari.

26. Abbazia benedettina di San Lorenzo.

Distanza dalla Turbogas: 8,1 Km circa.

Si tratta del monumento più importante del centro, ma probabilmente anche di tutta la Valle del Cesano. Di grande peso nei secoli attorno al Mille, ha origini altomedioevali. Si tratta di un’architettura imponente, romanica, ma che risente di influssi gotici, sorretta da grandi colonne egizie probabilmente parti di un precedente tempio romano. Non meno interessante è l’ampia cripta rimessa in luce nel 1940. Assai notevoli l’altare maggiore e, nella cripta, due crocifissi scolpiti nel legno di epoca secentesca.

27. Altri monumenti del centro storico.

Oltre all’Abbazia e alla chiesa del Crocifisso, si può far visita al Castello con il rinascimentale Palazzo Amatori (oggi adibito a casa di riposo), al Museo Archeologico, al Museo Etnografico Africano, al Museo delle Terre Marchigiane (testimonianza fedele della civiltà rurale e della cultura artistica marchigiana, costituisce una sorta di ricerca socio-culturale dei luoghi e degli oggetti utilizzati tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento).

28. Montalfoglio.

“A tre chilometri da San Lorenzo in Campo, Montalfoglio ha conservato intatto il suo aspetto medioevale. Le antiche mura ben squadrate si allungano sulla sommità di una collinetta. Una bellissima porta fa da ingresso al paese, sopra di essa una torre d’epoca con le strutture per il ponte levatoio; dalla parte interna un orologio. Le case in pietra marrone hanno scolpita la data di costruzione sopra il portale” (cit. da L’Eco del Cesano, Don Luigi Merolli). Un autentico gioiello.

29. San Vito sul Cesano e la Pieve Vecchia.

Un altro castello particolare è (più a Ovest), quello di San Vito, caratterizzato dalla presenza di molti portali antichi. Al Piano di San Vito, si situa invece la Pieve Vecchia, testimonianza del romanico fra le più importanti della Valle del Cesano, elevata a monumento nazionale.
2.3. – Altri centri, aree naturalistiche, beni e monumenti della Valcesano che subirebbero effetti indotti negativi (c).

Selva di Montedoro. San Gervasio di Bulgaria. San Costanzo. Castel Colonna. Nidastore e altri castelli di Arcevia (San Pietro, Loretello). Fratte Rosa e il suo territorio. Monterolo. Abbazia di Lastreto. San Sebastiano (Montesecco di Pergola): affresco. Pergola.

Anche questo elenco non ha la pretesa di essere esaustivo.

30. Selva di Montedoro.

Si tratta di un querceto misto residuale, in una zona non lontana dal litorale, importante anche come sito archeologico che documenta presso quest’area la civiltà Picena. La Regione vi ha istituito l’Area Floristica Protetta (ai sensi della LR 52/74), per tutelare la grande ricchezza floristica del sottobosco fra cui si annovera l’Orchidea maggiore e l’assa raro fiore nelle Marche Dracunculus vulgaris (Dragonzio). Distanza dalla proposta Centrale: 13 Km circa.

31. San Gervasio di Bulgaria.

Chiesa basilicale che s’eleva al centro di un’area archeologica, mantiene molte evidenze della sua origine alto-medioevale: la Cripta in particolare è di grande interesse. Al suo interno vi è un sarcofago ravennate datato al primo quarto del VI secolo: “ha il coperchio a doppio spiovente, asimmetrico, e presenta nel pannello anteriore una croce monogrammatica a otto raggi con ai lati due pavoni dal ricco piumaggio. Nel pannello posteriore vi è una ghirlanda racchiudente il monogramma costantiniano a sei raggi, da cui si snodano due nastri ondulati terminanti in foglie d’edera, mentre nel fianco destro e sinistro della cassa, negli spioventi e nel fianco destro del coperchio è ripetuto il motivo della croce” (cit. da Roberto Bernacchia – Associazione Culturale Monte Offo). Interessanti, oltre a capitelli e iscrizioni antichi, anche un catino marmoreo di età romanica. Deve il nome ‘Bulgaria’ alla presenza dei Protobulgari, alleati dei Longobardi. Vi si troverebbe sepolto il santo martire milanese Gervasio. Distanza dalla proposta Centrale: 10,7 Km circa.

32. San Costanzo.

San Costanzo è racchiuso in una cinta muraria di origini malatestiane e roveresche di grande fascino, munita di torri. La torre civica (1570) è imponente, alta circa quaranta metri, parte di un complesso architettonico che comprende anche la chiesa Parrocchiale e il Teatro. All’interno molti edifici cinquecenteschi, una quadreria, un piccolo museo archeologico che testimonia, fra l’altro, della civiltà Picena. Distanza dalla proposta Centrale: 11,9 Km.

33. Castel Colonna.

Al centro di un’area riconosciuta dal PPAR come paesaggio agrario di interesse storico-ambientale assieme a Ripe e Monterado (Castel Colonna ha il roconoscimento di Bandiera Verde per l’agricoltura), reca testimonianza della sua Signora Vittoria Colonna che ne fece costruire la cinta muraria nel XV sec., a tutt’oggi esistente, dove spicca in particolare il Torrione o ‘Torre Malatestiana’. Distanza dalla proposta Centrale: 7,7 Km.

34. Nidastore e altri castelli di Arcevia: San Pietro, Loretello.

All’altezza di San Lorenzo in Campo comincia a vedersi sul lato meridionale della valle un gioiellino: Nidastore. Del sistema dei nove castelli di Arcevia (sistema la cui unicità e rilevanza è riconosciuta peraltro dal PPAR), Nidastore, che accoglie alla vista sovrastando un bosco, è uno dei più antichi (origini risalenti al sec. XII). Cinto di mura, di cui si possono ancora leggere le parti squisitamente medioevali, è inserito in un sistema turistico che mira alla ristorazione rustica, a un’attrattiva (di successo) a livello europeo basata sulla conservazione della tipicità territoriale. A brevissima distanza da Nidastore, il visitatore raggiunge anche San Pietro e Loretello. Soprattutto quest’ultimo è di grande bellezza. A proseguire verso Arcevia si incontrerebbe presto l’altra perla dell’arceviese che è il ‘presepe’ medioevale di Palazzo. Ma tutto quel territorio è ricchissimo di storia e natura, un nome per tutti: il Monte Sant’Angelo, con la sua chiesa sulla sommità, che conserva il suo aspetto romanico rupestre, e ancora il sottostante castello di Caudino, o il Santuario delle Grazie con il suo campanile del Quattrocento… Senza neanche arrivare ad Arcevia (detta giustamente ‘la perla dei monti’) abbiamo già toccato una zona che dal fossato Eneolitico di Conelle, fino alle attuali strutture agrituristiche ricavate in architetture medioevali di primissimo piano, è davvero ‘satura’ di cultura. Nidastore dista dal sito della proposta Centrale 10,5 Km circa; San Pietro: 12,2 Km; Loretello: 11,4 Km.

35. Fratte Rosa e il suo territorio.

Il centro storico di Fratte Rosa, racchiuso come uno scrigno nelle sue mura malatestiane, ha mantenuto molte delle sue caratteristiche originarie, e presenta un manufatto storico di valore come il Pozzo Malatestiano, coperto da una struttura voltata. La torre campanaria di San Giorgio, pur essendo una costruzione del XX secolo, riproduce in maniera assai credibile una tipica forma d’età rinascimentale. Fratte Rosa si distingue per le sue terrecotte artistiche, e famose sono anche le sue fave per Tacconi. Molto interessante anche l’ex-Convento di Santa Vittoria ora adibito a museo delle terrecotte artistiche. Anche il borgo di Torre San Marco merita una visita; le sue origini, coeve a quelle di Fratte Rosa, risalgono al IX secolo quando quest’ultima divenne capoluogo di uno staterello, la Ravignana, dipendenti dai monaci di S. Apollinare in Classe.

36. Monterolo.

Borgo di origini altomedioevali, è racchiuso da una ben conservata cinta muraria, inserito in un paesaggio suggestivo, al limite fra la montagna appenninica e la campagna. Distanza dalla Turbogas: 14,2 Km circa.

37. Abbazia di Lastreto.

I ruderi dell’Abbazia di Lastreto (lasciata cadere deplorevolmente in abbandono), documentata dal 1076, si raggiungono deviando dal Cesano, all’altezza di Pergola, verso Nord, in direzione Isola di Fano. Sono ancora apprezzabili il portale, parte di un altare barocco e l’interessante cripta romanica con volta a crociera e nicchia semicircolare. Distanza dalla Turbogas: 16,7 Km circa.

38. San Sebastiano (Montesecco di Pergola): affresco.

Un affresco tardo-quattrocentesco di scuola marchigiana raffigurante la Madonna della Misericordia, secondo un iconografia già rilanciata da Piero della Francesco, si ammira nella chiesola di San Sebastiano a Montesecco. Distanza dalla Turbogas: 13,4 Km circa.

39. Pergola.

La vista di Pergola per chi giunga dal mare attraverso la Valcesano, è già un piccolo spettacolo, profuso di alberature. La cittadina si erge con i suoi antichi campanili e il suo artistico prospetto sopra il Cesano, a ridosso del quale si dipana il caratteristico quartiere delle Tinte, dove un perfetto esempio architettonico settecentesco, la chiesa a tamburo ottagonale di S. Maria delle Tinte, suggella un luogo che merita una sosta allietata dal dolce scorrere del fiume. Salendo al centro vero e proprio un insieme di chiese ricche di opere di arte sono un’attrattiva certo non trascurabile. Il Duomo anzitutto, con il suo campanile gotico che ricorda celebri esempi umbri come quello del San Domenico a Perugia, e al cui interno si ammirano opere di Luca Giordano e Jean Boulanger (più noto per il ciclo di affreschi al Palazzo Ducale di Sassuolo), ma anche un crocifisso dipinto del XIV secolo. La chiesa di San Francesco ospita un’opera di Jacopo Palma il Giovane, e uno dei più alti raggiungimenti di Claudio Ridolfi, Lo sposalizio mistico di Santa Caterina d’Alessandria. La chiesa dei Re Magi è invece uno splendido esempio di uno stile decorativo ‘minore’ ma assai emblematico: il cosiddetto Barocchetto. Si segnala infine la chiesa di Sant’Andrea, dal portale cinquecentesco.

Tutto ciò è stato detto in questa sede non per proporre un pieghevole turistico ma per ricordare che Pergola non ha come unica attrattiva i Bronzi Dorati (ritrovati nella sua frazione Cartoceto), e che come è noto, sono un unicum nella superstite arte scultoria bronzea romana (peraltro contestualizzati in un’interessante architettura religiosa di età gotica). Anzi l’insieme delle sue bellezze, fra le quali sono da annoverare ai primissimi posti le meravigliose colline che la circondano, è la vera chiave per fare di quell’attrattiva museale un solido caposaldo del turismo dell’entroterra marchigiano. Per questa ragione, considerando che la vista della Turbogas impatta la stessa strada che a pochi minuti di auto può condurre al centro di Pergola, è da ritenere tale proposta di impianto come non compatibile alla promozione turistica della città stessa. Distanza dall’impianto proposto: 17,6 Km.
3 – L’impatto causato dall’elettrodotto fra Cesano e Metauro.

Dell’impatto visivo dell’elettrodotto che riguarda i comuni di Monte Porzio e Orciano di Pesaro è già stato detto sopra, in merito ai territori comunali più direttamente investiti dall’impatto visivo della Centrale. Occorre ricordare che anche Santa Maria in Portuno non è libera dalla vista dell’elettrodotto in progetto (v. sopra), così come è bene non dimenticare, pur nella sua ovvietà, l’impatto attivo su Mondavio e il suo paesaggio. Ora invece esamineremo brevemente i principali beni culturali, naturalistici e paesaggistici nei più settentrionali comprensori di San Giorgio di Pesaro Piagge, San Costanzo, Montemaggiore al Metauro, Saltara, Cartoceto, che siano in rapporto di diretta o molto prossima intervisibilità con l’elettrodotto.

40. San Giorgio di Pesaro.

Dell’antico castello di San Giorgio resta, sia pur molto rimaneggiata, la cinta muraria. Nella chiesa parrocchiale si conserva un notevole crocifisso ligneo del sec. XIV. Una valida attrattiva didattica è costituita dal Museo Storico Ambientale, dove sono esposte testimonianze storiche relative all’apicoltura e alla coltivazione del baco da seta.

Distanza dall’elettrodotto: 1,5 Km circa (intervisibile).

Distanza dalla Centrale: 6,7 Km circa.

41. Poggio di San Giorgio di Pesaro.

È questo un piccolo e assai antico borgo veramente pittoresco, con la sua posizione a ridosso di una rupe di arenaria, dove spicca l’aggraziata sagoma della chiesa di Sant’Apollinare. Interessante anche, nelle vicinanze, la chiesa di San Pasquale Baylon che conserva manufatti lignei datati dal XIII al XVII sec.

Distanza dall’elettrodotto: 2,4 Km circa (non direttamente intervisibile).

Distanza dalla Centrale: 5,8 Km.

42. Cerasa di San Costanzo.

Questo antico borgo fortificato conserva ancor oggi il suo aspetto medioevale (allora era chiamato Querciafissa, poi Ceregia), con due torri e la porta d’ingresso. Al suo interno la chiesa di San Lorenzo possiede, oltre all’organo del Callido, anche un fonte battesimale datato al 1629. Fuori delle mura, presso il Cimitero di San Costanzo presenta fini decorazioni lignee. Zona a qualità diffusa C (PPAR).

Distanza dall’elettrodotto: 2,1 Km circa (intervisibile).

43. Piagge.

Antico castello di cui rimane la cinta muraria probabilmente quattrocentesca, ricostruita a metà del XVI sec. dai Della Rovere. Da visitare la parrocchiale di S. Lucia con dipinti dei pittori barocchi locali Magini e Guerrieri. Molto particolare è un ipogeo provvisto di decorazioni simboliche parietali che distinguono Piagge da altri paesi limitrofi pur dotati di apparati sotterranei. Sono in corso studi storici, interpretativi su questa emergenza, che fa capo indubbiamente alle ‘Marche misteriose’, tema che il Sistema Turistico Locale “Marcabella” non manca di evidenziare adeguatamente. Compreso nell’area C di cui alla Tav. 6 del PPAR (area a qualità diffusa).

Distanza dall’elettrodotto: 2,2 Km circa (intervisibile).

44. Montemaggiore al Metauro.

Centro storico di singolare bellezza soprattutto per via degli splendidi panorami che vi si ammirano, è caratterizzato da una lunga scalinata di 101 scalini, dal Palazzo patrizio Marfori, elegante e florido campione di architettura signorile settecentesca (oggi destinato a sede del Palazzo Comunale). Tuttavia Montemaggiore è noto anche per il suo Museo del Fiume Metauro, che è essenzialmente un museo di rievocazione storica dei tragici fatti della Seconda Guerra Mondiale, che travolsero drammaticamente anche Montemaggiore, e videro il paese ospitare un vertice militare fra Winston Churchill e il Generale Harold Alexander.

Distanza dall’elettrodotto (in condizioni di intervisibilità): 3,5 Km circa.

45. Cerbara di Piagge.

Si tratta di un piccolo e antico borgo fluviale, sorto sulle rovine del centro romano noto come Lubacaria, del quale oggi sono leggibili alcuni resti sparsi. Dopo una lunga parentesi di abbandono il borgo si rivitalizzò attorno all’attività del Mulino dei Principi Albani. Si ricorda la presenza della chiesa di S. Ubaldo, il cui dipinto raffigurante il santo patrono di Gubbio assieme alla Madonna e al Bambino viene portato in processione a metà maggio. La società ENEL, interessata a Cerbara per via della sua vicinanza alla centrale idroelettrica, ha in suo documento definito il centro “antico sito di storia millenaria e di emergenze artistiche e architettoniche”.

Distanza dall’elettrodotto: 0,4 Km circa!

46. ZPS08 (parte orientale).

Abbiamo sopra già considerato questa area naturalistica protetta, in quanto ricadente per una sua parte nel territorio comunale di Orciano di Pesaro, e in relazione all’impatto della Centrale. Ma la stessa ZPS subisce un impatto, che si direbbe più gravoso, da parte dell’elettrodotto, il quale arriva a distare solamente 1,5 Km circa dall’estremità orientale della ZPS. Questa categoria di zone protette è stata concepita con il precipuo scopo di difendere l’habitat degli uccelli; questa ZPS di Tavernelle sul Metauro deve tutelare in particolare le specie (nitticore, garzette, ecc.) che tipicamente nidificano negli ambienti fluviali. La Relazione scientifica ufficiale sulla ZPS08 identifica per lo Sparviere e la Poiana, fra gli altri fattori di rischio, quello di “linee elettriche che causano morte per elettrocuzione e collisione” (Biondi et alii, p. 58).

47. Saltara.

Il castello di Saltara, contornato di rigoglioso verde, reca le sue mura malatestiane ancora ben conservate, e lo contraddistinguono un’imponente scalinata d’ingresso e una via coperta a portico atta a ospitare il mercato (dal 1489). Fra i monumenti si ricorda soprattutto la chiesa di San Francesco in Rovereto, già del 1215 e riedificato in austere quanto affascinanti forme tardo-gotiche nel 1434, e nella quale si può ammirare un affresco trecentesco di Allegretto Nuzi, raffigurante la Crocifissione. L’elettrodotto proposto dalla Edison, avrebbe un suo peso estetico negativo sul panorama in direzione del mare, aggravando ulteriormente una visuale già marcata dalle zone industriali di fondovalle. Si tenga presente che Saltara rientra nell’area B “di rilevante valore” n° 11 (“Cartoceto – Serrungarina”) configurata dal PPAR Marche.

Distanza dall’elettrodotto: 5,9 Km circa.

48. Cartoceto.

Del grazioso castello di Cartoceto si ricorda soprattutto il Palazzo del Popolo di origine trecentesca, che conduce all’interno sormontato da una singolare torretta dell’orologio, mentre nei dintorni, oltre al complesso religioso della Collegiata di Santa Maria, scrigno di pregevoli dipinti di scuola del Barocci con annesso un santuario mariano dove si venera una Madonna affrescata da ignoto nel Trecento, si segnala nella località Ripalta una scultura lignea policroma della fine del XIII secolo, di grande interesse. Cartoceto e molta parte del suo comprensorio ricade nella summenzionata area B n° 11 del PPAR (“di rilevante valore”). Si noti che per tali aree l’art. 23 delle NTA del PPAR prescrive che “deve essere attuata una politica di prevalente conservazione e di ulteriore qualificazione dell’assetto attuale, utilizzando il massimo grado di cautela per le opere e gli interventi di rilevante trasformazione del territorio”. In località Lucrezia, zona intensamente produttiva e più prossima all’elettrodotto, è doveroso segnalare la presenza della villa storica (XIX sec.) Adanti-Squarcia.

Distanza dell’elettrodotto da Cartoceto: 6,8 Km circa.
4 – Conclusioni

Per tutto l’insieme delle sopra esposte ed argomentate incompatibilità fra il progetto proposto da un lato e dall’altro il territorio oggetto dell’eventuale impatto, nonché dei piani, programmi, progetti su di esso agenti e tesi a una politica effettivamente opposta a quella dell’insediamento di un grande impianto industriale nella località individuata dal proponente, ad opinione di chi scrive e dell’Associazione che sottopone alla P.A. le presenti osservazioni, si ritiene non sanabili significativamente tali incompatibilità anche mediante la prescrizione di eventuali provvedimenti migliorativi, ritenendo la deprecata opzione come viziata alla radice, e cioè nei suoi presupposti più generali. Pertanto chi scrive e l’Associazione che sottopone alla P.A. le presenti osservazioni ritengono che, già sulla base della sola valutazione degli impatti sopra trattati e cioè in materia di beni culturali, naturalistici e paesaggistici nonché di turismo e di agricoltura, non dovrebbe essere rilasciato alcun parere positivo di compatibilità ambientale del progetto proposto dalla Edison SpA per la costruzione di una Centrale termoelettrica alimentata a gas naturale da 870 MWe da situarsi a Corinaldo in località Sant’Isidoro. Né si ritiene che un cambio di ubicazione all’interno della Valle del Cesano o di zone non distanti da essa possa significativamente mutare le determinazioni dell’opinione negativa qui espressa.
Bibliografia scientifica e divulgativa citata

Baldelli et alii 2008 = Baldelli G. – Casci Ceccacci T. – Lepore G. – Pasqualini M., S. Maria in Portuno a Corinaldo (Ancona): nuovi dati per la ricostruzione di un contesto archeologico pluristratificato, Ocnus, 16 (2008), 11-34.

Berardi 2003 = Berardi L., La valorizzazione della Foresta Fossile della Val Cesano: progetto del percorso Geo-naturalistico del “Parco della Vita” di Monte Porzio (tesi di laurea – relatore Prof. R. Coccioni), Università degli Studi di Urbino (2003).

Biondi et alii = Biondi E. – Pandolfi M. – Casavecchia S. – Morelli F. – Paradisi L. – Tanferna A. – Pesaresi S. – Landi M. – Bianchelli M., Relazione ZPS08 Tavernelle sul Metauro (Direttiva 92/43/CE), Regione Marche – Università Politecnica delle Marche – Università degli Studi di Urbino [anno di pubblicazione non riportato].

Bravi e Canullo = Bravi F. – Canullo P., Censimento e catalogazione delle architetture di terra nelle Marche, in “Architettura di terra nelle Marche” (Catalogo a cura della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici delle Marche) [anno di pubblicazione non riportato].

Coccioni 2005 = Coccioni R., La foresta fossile della Val Cesano scoperta da ricercatori del Centro di Geobiologia dell’Università di Urbino, Regioni e Ambiente, 27 (2005), 77-79.

De Santi 2002 = De Santi M., Il Vicariato di Barchi e la piccola città ideale disegnata da Filippo Terzi, Rivista della società pesarese di studi storici, 19 (2002), 49-62.

Lepore 2000 = Lepore G., Edifici di culto cristiano nella valle del Cesano (Pesaro-Ancona). La documentazione storica e archeologica tra tardo antico e medioevo (Monografie del Dipartimento di Archeologia, Collana Studi e Scavi, 14), Imola 2000.

Lepore 2001-2002 = Lepore G., Corinaldo (An): scavi nella cripta della chiesa della Madonna del Piano, e Programma internazionale di studio dell’Augusteum di Narona, Croazia, Ocnus 9-10 (2001-2002), 283-286 e 322-322.

Lepore 2005 = Lepore G., La pratica del reimpiego nella valle del Cesano. Note per lo studio di un territorio, Picus, XXXV (2005), 63-116.

Lepore 2006 = Lepore G. (a cura di), Santa Maria in Portuno nella valle del Cesano (Percorsi di Archeologia, 4), Bologna 2006.

Lepore 2008 = Lepore G., Fornaci sotto la chiesa di S. Maria in Portuno (Corinaldo): appunti per un censimento delle strutture produttive nelle Marche settentrionali, Picus, XXVIII (2008), 161-172.

Minardi e Guanciarossa 2007 =  Minardi G. – Guanciarossa D., Castelvecchio di Monte Porzio. Castello Barberini, Monte Porzio 2007.

Polichetti = Polichetti M. L., La casa di terra nelle Marche, in “Architettura di terra nelle Marche” (Catalogo a cura della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici delle Marche) [anno di pubblicazione non riportato].

Indirizzo

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Via Madonna del Piano 68
60013 | Corinaldo | Ancona
C.F. 92024820422
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